
Fra i transessuali la disoccupazione è del 20%, vale a dire cinque volte la media svizzera. Uno dei motivi è rappresentato dalle condizioni sul posto di lavoro, che non permettono alle persone in questione di fare outing, afferma l'associazione Transgender Networks Switzerland (TGNS). Le esperienze negative vanno dal mobbing al licenziamento, passando dalle indennità giornaliere negate in caso di cambiamento di sesso, dai certificati di lavoro stilati in modo erroneo e dalle molestie sessuali, ha affermato in una conferenza stampa a Berna Alecs Recher, responsabile della consulenza giuridica di TGNS. Vero è che le reazioni iniziali dei datori di lavoro dopo che il transessuale si dichiara sono generalmente positive: ma in seguito il sostegno spesso diminuisce. Ad esempio per la persone interessate il fatto di venire chiamate con il nome sbagliato è un'esperienza difficile da sopportare. Lo scorso anno TGNS ha ricevuto circa 300 richieste di aiuto individuali, un terzo delle quali relative alla situazione sul posto di lavoro. Praticamente tutte le mediazioni hanno avuto esito positivo, ha indicato Recher. "Quasi sempre in errore era il datore d'impiego", prosegue l'esperto. Purtroppo gli indennizzi finanziari sono limitati. "Ma già solo sentirsi dire che hanno ragione è molto importante per queste persone".
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