
La maggioranza degli automobilisti svizzeri - il 59% - circola nelle ore diurne con i fari accesi, ma le differenze regionali sono importanti: nella Svizzera tedesca accende le luci anabbaglianti il 65% dei conducenti, mentre in Ticino la percentuale scende al 52% e in Romandia addirittura al 37%. Lo rileva l'indagine annuale realizzata dall'upi, l'Ufficio prevenzione infortuni. A livello nazionale l'uso diurno dei fanali è però in continua crescita: dall'11% nel 2001 si è passati al 39% nel 2004, al 53% a 2007 e al 59% del 2009. L'uso delle luci è più frequente sulle autostrade (70%) che sulle strade extraurbane (54%) o urbane (52%). Eppure - osserva l'upi - il maggiore effetto della misura lo si ha proprio nel traffico denso, per esempio in città: grazie al contrasto più accentuato tra i veicoli e l'ambiente circostante, le vetture sono infatti più visibili e anche le distanze e le velocità si valutano meglio. Di conseguenza, la sicurezza di tutti gli utenti della strada è aumentata, poiché anche i più vulnerabili tra loro - come i pedoni o i ciclisti - hanno la possibilità di vedere prima il pericolo. In Svizzera l'uso delle luci diurne è solo raccomandato: "sui veicoli a motore dovrebbero essere accesi anche di giorno i fari a luce anabbagliante o quelli per la circolazione diurna", è il tenore del capoverso 5 dell'articolo 31 dell'Ordinanza sulle norme della circolazione stradale. L'upi vorrebbe che l'accensione dei fari fosse resa obbligatoria, o addirittura automatica, grazie ad accorgimenti tecnici sulle vetture. Quest'ultima misura è approvata dal 67% della popolazione, stando a un sondaggio commissionato dall'upi nel 2007. ATS
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