
Il pilota della mangolfiera Hiflyer ha respinto oggi le accuse di omicidio colposo, rivoltegli dopo la morte di una turista indiana in un incidente avvenuto il 23 luglio del 2004. Secondo l'imputato - un solettese di una cinquantina d'anni - il pallone aerostatico del Museo dei trasporti di Lucerna aveva a bordo solo 21 persone, non 24 come sostiene l'accusa, e non era troppo carico. Inoltre le condizioni meteorologiche non impedivano di volare. Quel giorno - ha dichiarato oggi il pilota davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona - sono stati effettuati otto voli prima dell'incidente, e tutti si sono svolti senza problemi. Inoltre in passato è successo spesso che un volo sia stato interrotto a causa del vento. Proprio a causa della velocità troppo elevata del vento nel corso dell'ascensione, l'Hiflyer fu violentemente sballottato per oltre venti minuti da una parte all'altra, urtando ripetutamente una parete del museo e un albero. Il pallone fu danneggiato al cavo che lo teneva ancorato al suolo. Quando un elemento del fondo della cesta si staccò, la donna precipitò nel vuoto per una decina di metri e si schiantò sul tetto del museo, morendo sul colpo. Proiettati da una parte all'altra dell'aerostato, altri dieci turisti indiani rimasero feriti. Per sette di loro fu necessario il ricovero in ospedale. Secondo l'atto di accusa, il pilota è responsabile dell'incidente, dato che era il solo a decidere se il pallone aerostatico potesse volare o meno. Il giorno dell'incidente, MeteoSvizzera aveva annunciato forti temporali e dato un avviso di tempesta. Un dipendente del museo si era opposto all'ascensione della navicella, ma il pilota aveva preferito non tener conto del consiglio del collega, dimenticandosi dei doveri elementari di prudenza. ATS
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