
Un presunto mafioso georgiano arrestato nel 2010 deve rimanere in carcere, sebbene contro di lui non sia stata emessa fino ad oggi una sentenza definitiva, avendo egli presentato ricorso contro la condanna inflittagli due anni fa. Lo ha deciso la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, giudicando troppo grande il pericolo di fuga. Paradossalmente l'uomo, se non avesse presentato ricorso, avrebbe forse potuto essere rilasciato prossimamente. Il georgiano era stato condannato il 28 giugno 2012 dal TPF a sei anni e mezzo di carcere, insieme ad altri tre connazionali. I quattro uomini tra i 29 e i 36 anni - ritenuti membri dell'organizzazione mafiosa georgiana "Vory v Zakone" (letteralmente "ladri nella legge") attivi in Svizzera - erano stati riconosciuti colpevoli di partecipazione a organizzazione criminale, furto in banda, violazione di domicilio. I principali imputati, due fratelli condannati a sette anni e mezzo di reclusione, erano stati ritenuti colpevoli anche di riciclaggio aggravato di denaro. L'imputato in questione aveva presentato ricorso assieme a un complice contro la sentenza e il Tribunale federale nel settembre 2013 lo ha accolto, ritenendo che fosse stato violato il suo "diritto ad essere sentito". I supremi giudici di Losanna hanno così annullato la sentenza del TPF ordinando un nuovo giudizio. La sentenza di condanna del tribunale di Bellinzona contro il georgiano si basava per l'essenziale su registrazioni di telefonate. Non era però documentato come queste fossero state eseguite e tradotte. Dagli atti non risultava inoltre se il traduttore fosse stato reso attento al rischio di una pena nel caso di una falsa traduzione. Il TPF ha dunque chiesto maggiori lumi al Ministero pubblico della Confederazione responsabile dell'accusa. Due altri membri della banda hanno rinunciato a presentare ricorso contro la condanna subita a Bellinzona. Potranno dunque presto chiedere la liberazione condizionale, mentre questo ricorrente rimarrà in carcere. Il georgiano ravvisa una ineguaglianza di trattamento, ma la Corte dei reclami penali non è dello stesso avviso, visto che contro di lui non c'è ancora una sentenza definitiva.
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