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Svizzera
TPF: ginevrino a processo per cannocchiali da fucile a Iran
Redazione
12 anni fa

Un uomo d'affari ginevrino d'origine italiana e residente in Ticino è comparso oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona per rispondere all'accusa di aver fornito all'Iran illegalmente nel 2007 a due riprese 150 cannocchiali per fucili d'assalto e nel 2008 equipaggiamenti speciali per sommozzatori, violando la legge sul materiale bellico (LMB) e quella sul controllo dei beni utilizzabili a fini civili e militari (LBDI). La sentenza è attesa per giovedì prossimo, 13 novembre. Alcuni dei mirini telescopici sarebbero stati recuperati in Afghanistan dopo essere stati utilizzati dai cecchini talebani per sparare su soldati tedeschi che facevano parte della forza multinazionale inviata nel paese asiatico. Stando all'accusa parte dei cannocchiali, peraltro prodotti proprio in Germania da una ditta specializzata dell'Assia, sono stati rivenduti all'Iran, senza autorizzazione rilasciata dalla Svizzera, dopo essere transitati dal punto franco ticinese di Cadenazzo. Il materiale per sub, destinato all'Iran e agli Emirati Arabi Uniti, sarebbe invece passato per il punto franco di Chiasso. Sempre secondo l'accusa, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) informò il Servizio di analisi e prevenzione (SAP) - come era allora chiamato il servizio di intelligence interna elvetico annesso all'Ufficio federale di polizia - sul traffico organizzato dall'uomo d'affari ginevrino nato in Italia. Questi fu arrestato il 3 marzo 2010 nella Penisola con altre sei persone, quattro italiani e due iraniani, presunti membri di una organizzazione dedita a un traffico illegale di materiale militare verso l'Iran e altri paesi soggetti a embargo. Nell'ambito operazione, denominata "Sniper" ("Cecchino") in Italia, furono anche perquisiti la sua abitazione e suoi locali aziendali in valle Riviera. Ancora è da chiarire se il materiale incriminato fosse destinato ad uso civile o militare. L'imputato sostiene che i cannocchiali dovevano finire sui fucili di cacciatori iraniani. La difesa ha contestato oggi in aula che l'equipaggiamento in questione possa essere definito materiale bellico e ha sostenuto che la ditta tedesca produttrice li pubblicizzava per uso civile. Lo stesso vale a suo avviso per l'equipaggiamento da sub. Due dipendenti della SECO chiamati a deporre come testi hanno ribadito che il materiale in questione era materiale bellico, tesi già sostenuta in precedenza dal competente ufficio della Segreteria di Stato. Il caso è finito davanti al TPF perché l'imputato ha presentato ricorso contro il decreto d'accusa emesso dalla Procura federale nel giugno 2014. La pena proposta era di 30 aliquote giornaliere da 30 franchi con la condizionale. L'uomo ha sostenuto che il procedimento nei suoi confronti gli ha nuociuto nella conduzione degli affari e ha minacciato la sua stessa esistenza economica. In aula l'imputato ha detto di aver presentato ricorso anche perché si sente ferito nell'onore. Diversi media ticinesi lo hanno infatti chiaramente identificato con nome e cognome riferendo su un altro procedimento a suo carico ancora in corso in Italia.

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