
Undici anni di reclusione: è la pena richiesta dal procuratore della Confederazione per il 41enne, di doppia nazionalità svizzera e macedone, accusato di aver ordito un attentato contro il giornale albanofono "Bota Sot" a Zurigo nel 2002. L'imputato deve rispondere davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona di ripetuto tentativo di assassinio e infrazione alla legge sulle armi. È accusato di aver voluto uccidere più membri della redazione con un pacchetto esplosivo contenente una bomba a mano a frammentazione nascosta in una fornitura di vino e inviata al caporedattore da un ufficio postale di Zurigo-Oerlikon. L'accusa ha sostenuto davanti alla corte che sono riunite tutte le condizioni per il reato di ripetuto tentativo di assassinio. L'uomo ha agito in maniera "subdola e perfida". Una volta consegnato il pacco bomba alla posta, non aveva più alcuna possibile di influire sul contenuto. Né poteva sapere, secondo l'accusa, l'identità della persona che avrebbe aperto il pacco. Per tutti coloro che si trovavano in un raggio di nove metri, l'esplosione avrebbe potuto avere conseguenze mortali. È solo per puro caso che la spoletta non sia partita, innescando l'esplosione, ha sostenuto in aula il procuratore
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