
L'ingegnere accusato di aver collaborato con Friedrich Tinner e i suoi due figli Urs e Marco è stato assolto oggi a Bellinzona dal Tribunale penale federale (TPF). Gli è stato riconosciuto inoltre un indennizzo di 35'000 franchi e la Confederazione si assume le spese della procedura. Secondo il tribunale, il sangallese non ha favorito la costruzione di armi nucleari. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) lo accusava di aver sviluppato un sistema di comando delle centrifughe a gas per ottenere uranio arricchito. Per questa attività, il sessantenne era già stato condannato dal MPC a 120 aliquote giornaliere di 250 franchi sospese e a una multa di 6000 franchi. Contro questa sentenza aveva inoltrato opposizione. Lo scorso luglio, lo stesso MPC ha emesso un altro decreto d'accusa, anch'esso contestato e il caso era approdato al TPF. Al termine del processo l'MPC ha annunciato che chiederà una giustificazione scritta della sentenza poiché si tratta di una situazione giuridica fino ad ora non contemplata. All'apertura del processo l'avvocato dell'ingegnere aveva chiesto che la procedura venisse archiviata visto che numerosi documenti riguardanti il caso Tinner furono distrutti su ordine del Consiglio Federale per la pressione del Governo americano. La Corte penale ha rifiutato di accogliere la richiesta in quanto i documenti eliminati non risultano rilevanti per quanto riguarda i punti contestati all'accusato. Durante la sua audizione, l'ingegnere ha nuovamente affermato di essere stato persuaso che il sistema da lui sviluppato fosse destinato a fini civili e non militari. Il caso Tinner ha occupato le cronache giudiziarie e politiche per anni. Il processo di fronte al TPF si è tenuto nel 2012. La corte aveva condannato i fratelli Urs e Marco Tinner a 50 e 41 mesi di prigione, il padre Friedrich a due anni con la condizionale per violazione della legge federale sul materiale bellico; Marco Tinner anche per falsità in documenti. I tre imputati erano accusati di aver collaborato tra il 1998 e il 2003 con il padre della bomba atomica pachistana Abdul Qadeer Khan e di essere implicati in un traffico verso la Libia di elementi destinati alla fabbricazione di centrifughe a gas per ottenere uranio arricchito. Il processo ha lasciato in eredità alla Confederazione anche una "polpetta" avvelenata, ossia migliaia di documenti per la produzione di armi nucleari nonché informazioni sull'arricchimento dell'uranio. Tali atti sono stati distrutti.
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