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Svizzera
Tortura: Svizzera si difende davanti a Comitato Onu
Redazione
11 anni fa

La Svizzera giudica il proprio arsenale giuridico sufficiente nella lotta contro la tortura. All'indomani delle domande degli esperti del Comitato dell'Onu, la Confederazione si è difesa su trattamento dei migranti, condizioni dei detenuti e violenza della polizia. Anche se non esiste una norma specifica contro la tortura, il Codice penale punisce i crimini elencati nella Convenzione Onu, ha indicato oggi la delegazione elvetica. Le pene sono sufficientemente severe e i termini di prescrizione abbastanza lunghi. La delegazione ha tenuto a sottolineare la preminenza del diritto internazionale su quello svizzero, basandosi su una decisione in proposito del Tribunale federale. Fra le varie risposte date sul tema dei richiedenti asilo, è stato sottolineato che la Svizzera dallo scorso luglio affida i minori che arrivano sul proprio territorio a persone di fiducia. I rappresentanti della Confederazione hanno ammesso che possono essere fatti miglioramenti per quel che riguarda la detenzione amministrativa. La costruzione di due appositi centri dovrebbe rimediare ai problemi. Inoltre, è stato chiarito che il numero di cittadini eritrei che ottiene lo status di rifugiato o un'ammissione provvisoria è comparabile a quello dell'Unione europea. Riguardo alle carceri, criticate da diverse ong, la Svizzera risponde che i trattamenti medici sono garantiti per tutti, anche se la messa in pratica può differire fra i vari cantoni. La violenza delle forze dell'ordine "non è più un argomento tabù", ha detto la responsabile della polizia ginevrina Monica Bonfanti. È quindi per esempio allo studio l'uso di videocamere. Bonfanti ha sottolineato che le derive violente vengono prese sul serio. I dieci esperti del Comitato dell'ONU dovranno consegnare le loro conclusioni il 14 agosto. L'ultima volta che la Svizzera era passata al vaglio dal comitato contro la tortura era nel 2010.

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