
All'inizio di quest'anno è stata osservata una nuova ondata di "sextortion", i ricatti con immagini o video a sfondo sessuale (vedi articolo suggerito). Lo indica la Centrale d'annuncio e d'analisi per la sicurezza dell'informazione (MELANI) invitando le vittime - che da oggi possono consultare il portale stop-sextortion.ch - a non pagare nessun riscatto poiché si tratta di un bluff.
Dalla analisi effettuate nelle e-mail ricattatorie segnalate a MELANI è emerso che nella seconda metà del 2018 circa 100 bitcoin sono stati versati come riscatto. Ciò corrisponde a un valore attuale di circa 360'000 franchi.
Il motivo per cui così tante persone sono disposte a pagare il riscatto risiede probabilmente nel fatto che chi consuma pornografia se ne vergogna e, spaventato dal ricatto, non ne parla e non lo segnala, tanto più se l'importo richiesto è piuttosto esiguo, precisa MELANI. Tuttavia, fino a quando i destinatari dei ricatti continueranno a pagare, tale modus operandi verrà incoraggiato: le ondate di e-mail minacciose continueranno, seguiranno emulatori e le truffe aumenteranno ulteriormente.
MELANI chiede quindi di non pagare in nessun caso il riscatto, e ciò anche se i truffatori affermano di avere accesso a computer e webcam e minacciano di pubblicare foto e video a contenuto sessuale. Si tratta infatti di un bluff: non esistono foto compromettenti.
Per fingere che il computer è stato compromesso, i truffatori spesso indicano una password proveniente da una fuga di dati (che nella maggior parte dei casi è obsoleta). Talvolta viene indicato il numero di cellulare per far credere alla vittima che il suo telefonino è stato violato.
In un'altra variante, la cosiddetta prova che l'account di posta elettronica sarebbe stato violato è fornita con un messaggio apparentemente inviato dall'indirizzo stesso dell'utente. In realtà, in questi casi i truffatori si sono limitati a falsificare il mittente del messaggio, cosa facilissima da fare, anche senza grandi conoscenze informatiche.
Una sottocategoria di questo fenomeno sono i ricatti falsificati con la minaccia di un attacco con esplosivo o con acido. In entrambe le varianti si chiede di pagare il riscatto in bitcoin per evitare l'attentato. Le e-mail sono inviate in diverse lingue, tra l'altro in tedesco, francese, italiano e inglese.
In tutti i casi, come detto, la raccomandazione è una sola: non pagare il riscatto.
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