
Nigel Farage rispunta dal limbo politico in cui era finito negli ultimi mesi, deciso a cavalcare l’ondata degli umori anti-lockdown più estremi nel Regno Unito dopo la giravolta di Boris Johnson a favore di un nuovo confinamento nazionale in Inghilterra. Reduce dal trionfo da canto del cigno alle elezioni europee del maggio 2019 con il suo Brexit Party, ma anche dal suo totale azzeramento nel voto politico successivo britannico di dicembre, Farage è tornato a farsi vivo dagli Usa, dove sta facendo campagna per Donald Trump. Farage ha annunciato l’intenzione di ribattezzare il Brexit Party con un nome meno caratterizzato, Reform Uk, in modo da focalizzarsi su nuove battaglie: non più solo quella per la Brexit, chiusa in un modo o nell’altro con l’uscita ormai certificata del Regno dall’Ue, ma in questa fase soprattutto quella contro la risposta del governo Tory alla pandemia. Deciso a far concorrenza a destra ai conservatori, il tribuno euroscettico inglese contesta a Johnson di non aver adottato il modello svedese (niente lockdown per difendere le libertà individuali e l’economia, anche a costo di avere un bilancio complessivo di contagi e morti superiore a tutti gli altri Paesi scandinavi). “Pur continuando a tenere un occhio aperto sulla Brexit - ha detto Farage al Telegraph -, è tempo di reindirizzare le nostre energie sulla singola questione attualmente più urgente: la deplorevole risposta del governo al coronavirus”. “La strategia” cui Johnson si sarebbe rassegnato è ormai, a suo giudizio, quella di “terrorizzare la nazione e costringerla a sottomettersi a una barriera di lockdown ripetuti, norme, regolazioni e minacce. “Ma questo non è il modo di affrontare una malattia che potrebbe restare fra noi a lungo, forse per sempre”, ha proseguito, invocando una conversione “alle misure adottate in Svezia”.
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