
Le problematiche legate alla previdenza vecchiaia e all'AVS sono per la prima volta la preoccupazione principale degli svizzeri, spodestando, seppur al fotofinish, la disoccupazione. È quanto emerge dal "barometro delle apprensioni" realizzato da Credit Suisse per il 2017 e reso noto oggi. Era dal 2003 che il timore di restare senza lavoro era lo spettro numero uno degli svizzeri. Ora, nuova capofila è la paura di non avere abbastanza denaro per godersi la pensione. Il divario è comunque sottile: entrambi sono stati indicati quali maggiore fonte d'inquietudine dal 44% dei partecipanti al sondaggio della banca elvetica. Per la previdenza vecchiaia si tratta di un vero e proprio boom, dopo che nel 2016 si era fermata al 28%: garantirla è inoltre considerato il più importante obbiettivo politico. Da parte sua resta stabile la disoccupazione, che in dodici mesi ha perso solo un punto percentuale. L'inchiesta è stata effettuata prima della votazione di settembre sulla riforma del sistema pensionistico. "Tutti gli strati della popolazione sembrano ora concordi sulla necessità di un risanamento della previdenza", ha affermato il responsabile degli affari pubblici presso l'istituto finanziario zurighese Manuel Rybach, citato in un comunicato. La tendenza indica che la previdenza potrebbe trasformarsi "in una tematica sociale cruciale", rincara la dose Lukas Golder, co-responsabile dell'istituto di ricerche gfs.bern incaricato da Credit Suisse di condurre lo studio. Immigrazione chiude il podio davanti a sanità Le questioni legate a stranieri, immigrazione e libera circolazione delle persone si classificano al terzo rango (35%), davanti a quelle legate a salute pubblica e cassa malati (26%) e ad adesione all'Ue, bilaterali e integrazione (21%). Chiudono la top ten, tutte fra il 15 e il 20%, rifugiati e richieste d'asilo, il traffico e la costruzione della nuova ferrovia transalpina (NFTA), la sicurezza sociale, la tutela ambientale e l'energia nucleare. Non mancano apparenti contraddizioni: il 37% degli intervistati ritiene infatti sicuro il proprio posto di lavoro, una percentuale mai raggiunta prima. La soppressione di impieghi dovuta alla digitalizzazione sembra dunque non far perdere il sonno. Più incerte le prospettive riguardo l'economia: il 23% crede che la situazione peggiorerà, mentre il 17% pronostica un futuro più roseo. Si dicono invece favorevoli ai contingenti per gli stranieri più di tre cittadini su quattro. Per quel che concerne l'allungamento dell'aspettativa di vita scaturito dal progresso di medicina e tecnologia, il 68% ne valuta positivamente l'impatto sociale, anche se uno su quattro ritiene che i risultanti cambiamenti siano poco o per nulla auspicabili. Inoltre, coerentemente con le apprensioni sull'AVS, il 62% è dell'idea che in Svizzera la copertura finanziaria per la vecchiaia sia inadeguata. Orgoglio verso la Svizzera e fiducia nelle sue istituzioni In crescita l'identità nazionale: il 34% ha risposto la Svizzera (era il 25% nel 2016) alla domanda "In quale unità geografica vi identificate di più?". Non solo: oggi il 90% si definisce orgoglioso o molto orgoglioso del proprio Paese, in crescita di otto punti percentuali da sette anni fa. A essere fieri della Confederazione sono simpatizzanti di ogni schieramento politico. Il buon sistema scolastico ed educativo è citato come il principale aspetto che ci simboleggia (13% dei voti), mentre alcuni tratti tradizionalmente cari come neutralità, sicurezza o paesaggio hanno perso rilevanza. Infine, gli svizzeri dimostrano di credere nelle proprie istituzioni più di qualsiasi altro popolo. Il 60% si fida del Consiglio federale, una media che scende al 42% per i governi degli Stati membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). L'esecutivo di Berna è terzo in questa speciale graduatoria, dietro a Tribunale federale (66%) e banche (61%). Male invece la Banca nazionale e l'esercito, il cui credito agli occhi della popolazione è in ribasso di 10 punti percentuali. Per il sondaggio sono stati interpellati 1000 aventi diritto di voto in tutta la Confederazione tra luglio e agosto. Il margine di errore è del 3,2%.
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