
Il Tribunale federale (TF) ha definitivamente assolto la Posta dall'accusa di riciclaggio, non accogliendo il ricorso della procura solettese. Nel febbraio 2005, un'impiegata del gigante giallo aveva permesso il prelievo di 4,6 milioni di franchi in contanti a un uomo in seguito rivelatosi un truffatore. La vicenda si era svolta in un ufficio postale di Soletta. Il fiduciario che si era presentato a ritirare il denaro, versato sul suo conto il giorno precedente da due olandesi clienti della sua società di investimento, aveva dichiarato che la somma serviva ad acquistare una pietra preziosa. In prima istanza, la Posta era stata condannata a pagare una multa di 250'000 franchi per riciclaggio. Dopo un ricorso da parte dell'azienda, il Tribunale cantonale solettese aveva annullato la condanna, dando torto al Ministero pubblico, che richiedeva una sanzione pecuniaria pari a 2,6 milioni di franchi. Ora, il TF ha confermato il proscioglimento del gigante giallo. Nella sentenza, si può leggere che lacune nell'organizzazione di un'impresa non bastano a rendere quest'ultima colpevole di reati penali. D'accordo col tribunale solettese, il TF ha ritenuto che i due impiegati coinvolti nella transizione, la dipendente allo sportello e un responsabile al quale si era rivolta per sapere se il prelievo fosse possibile, non abbiano infatti infranto la legge. Nel frattempo, il fiduciario, uno svizzero, e una sua assistente tedesca, sono stati condannati a rispettivamente quattro e cinque anni e mezzo di prigione con le accuse di truffa per mestiere, appropriazione indebita e riciclaggio per una cifra di circa 31 milioni. (Sentenza 6B_124/2016 dell'11 ottobre 2016)
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