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Svizzera
TF: pestare stranieri non è per forza discriminazione razziale
Redazione
19 anni fa

Picchiare uno straniero può implicare di per sé il reato di discriminazione razziale, ma solo se chi assiste all'atto può chiaramente riconoscere che la vittima è aggredita proprio per la sua razza, etnia o religione. È quando ha stabilito il Tribunale federale (TF), che ha accolto il ricorso di un giovane naziskin. Il giovane e un suo "camerata" si erano scatenati a tre riprese nel maggio 2002 contro due tamil e un bosniaco handicappato che avevano incontrato di notte per le strade di Lucerna. Al bosniaco avevano perfino strappato il bastone che gli serviva per camminare, per usarlo contro di lui. I due aggressori, che avevano allora 18 e 20 anni, non avevano mai nascosto il loro odio per gli stranieri. In seconda istanza, il Tribunale cantonale lucernese aveva inflitto tre anni e mezzo di reclusione al più vecchio e tre anni al più giovane per lesioni gravi, violazione della legge sulle armi e anche discriminazione razziale. A suo avviso, anche se non avevano proferito insulti razzisti nei confronti delle vittime, il carattere razzista dell'aggressione era chiaro dall'abbigliamento dei due: pullover di marca "Londsdale" e giubbotti "bomber", con all'esterno cucite le scritte "SS-Totenkopfverbände" e "skinhead". In ultima istanza, il TF non condivide questo ragionamento. Esso ammette che un semplice atto di violenza può da solo implicare il reato di discriminazione razziale, anche se non è accompagnato da affermazioni razziste. A una condizione tuttavia: che per "l'osservatore esterno medio" sia chiaramente riconoscibile che la vittima è aggredita in ragione della sua razza, etnia o religione. Nel caso concreto, aggiungono i giudici losannesi, sussisteva la possibilità che qualcuno potesse osservare le aggressioni compiute contro i tre stranieri. Tuttavia - aggiungono - non avrebbero potuto riconoscerne il carattere razzista. ATS

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