
Sembra destinato a fallire definitivamente il tentativo di sei svizzerotedeschi che rivendicavano il "diritto all'aria pulita". Il Tribunale federale (TF) ha infatti giudicato oggi irricevibile il loro ricorso. Ma l'associazione ambientalista Greenpeace, che li ha sempre sostenuti, non intende darsi per vinta. Alla fine del 2006, i ricorrenti avevano chiesto alla Confederazione di applicare alcune misure per la protezione dell'aria, come l'obbligo di filtri per i veicoli diesel e la riduzione del 50 % del consumo di carburante per le nuove auto entro il 2010. I sei ricorrenti erano già stati sconfessati un anno fa dal Tribunale amministrativo federale (TAF), secondo cui la Convenzione europea dei diritti dell'uomo non può essere impugnata dai cittadini per esigere che le autorità, in questo caso l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), adottino misure contro l'inquinamento atmosferico. I giudici federali hanno confermato oggi la decisione del TAF. Concretamente la Corte di Losanna non è entrata nel merito del ricorso, ma ha solo deciso se l'UFAM potesse essere giudicato competente nei confronti dell'esigenza dei querelanti: la conclusione è negativa. I sei svizzerotedeschi dovranno ora pagare 1500 franchi di spese giudiziarie. Questo caso farà però probabilmente ancora discutere in futuro. Greenpeace, tramite il suo portavoce Cyrill Studer, ha infatti annunciato che sta valutando la possibilità di portare la causa davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Inoltre - ha aggiunto - non è escluso che si intenti una nuova procedura per danni alla salute causati dall'inquinamento atmosferico. ATS
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