
Nella scelta di un curatore bisogna tener conto dell'opinione della persona da proteggere: lo sentenzia oggi il Tribunale federale (TF), annullando una decisione della magistratura ginevrina nei riguardi di un facoltoso ottantenne che ha perso la capacità di gestire e amministrare il proprio patrimonio. Nel marzo 2013, il Tribunale di protezione dell'adulto aveva designato un'avvocatessa per rappresentare il pensionato nel procedimento di tutela. Pochi mesi dopo aveva scelto quale curatore definitivo un altro giurista. L'ottantenne, che nel frattempo aveva allacciato buoni rapporti con l'avvocatessa, ha contestato il cambiamento. Il TF gli dà ragione, insistendo sull'importanza del principio dell'autodeterminazione della persona, elemento centrale della regolamentazione attuale. La presa in considerazione dei desideri della persona che ha bisogno di aiuto accresce le possibilità di riuscita della curatela, sottolineano i massimi giudici in una delle prime sentenze di principio rese in applicazione del nuovo diritto della protezione dell'adulto, entrato in vigore un anno fa. Nel caso in esame, il pensionato non contestava l'allestimento di una misura di protezione e aveva stabilito un rapporto di fiducia con l'avvocatessa incaricata di rappresentarlo nel quadro della procedura. Non vi era dunque alcun motivo di cambiare curatore. La situazione sarebbe invece diversa qualora la persona dovesse opporsi al principio stesso di una misura di protezione. In simili casi - precisa il TF - non sarebbe opportuno affidare il mandato di curatela alla persona che ha assistito la persona bisognosa di protezione nella fase iniziale della procedura.
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