
Gli assicuratori contro gli infortuni possono ricorrere ad investigatori privati per impedire gli abusi. Al termine di una seduta pubblica, il Tribunale federale (TF) ha riconosciuto tale diritto confermando la decisione di un'assicurazione che aveva soppresso le indennità versate a un commerciante vittima di una caduta nel 2003. Alcuni mesi più tardi, i detective avevano infatti scoperto che l'uomo lavorava fino a dodici ore al giorno. Nel settembre 2004, l'assicuratore decise di non più versargli le prestazioni. Contro tale provvedimento il commerciante ha presentato ricorso, ma il TF lo ha respinto ammettendo che i risultati delle investigazioni condotte da agenti privati hanno valore di mezzi di prova. Secondo i giudici la caccia agli abusi, anche se può in alcuni casi ledere la sfera priva, non è illegale. La legge prevede infatti che l'assicuratore sia tenuto a prendere i provvedimenti necessari e a raccogliere tutte le informazioni indispensabili per la sua inchiesta. Affinché i risultati dei pedinamenti abbiano peso giuridico, i detective privati devono agire correttamente. Devono in particolare evitare di tendere trappole alle persone sorvegliate. Non sarebbe inoltre ammissibile che incitassero l'assicurato ad atti che non avrebbe commesso senza il loro intervento. Con questa sentenza, il TF amplia il diritto di ricorrere ad investigatori privati. Finora la sua giurisprudenza riconosceva agli assicuratori contro gli infortuni il diritto di utilizzare i risultati delle investigazioni di agenti soltanto nel caso di un mandato conferito a costoro dall'assicurazione Responsabilità civile dell'infortunato. ATS
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