
Non basterà più la vocazione. Per fare il prete in Svizzera, presto servirà superare un test attitudinale e psicologico d’ingresso. L'obiettivo è evitare che la tunica venga indossata da persone potenzialmente pericolose. Nel corso di una tavola rotonda, ieri a Zurigo la Conferenza dei vescovi svizzeri, la Conferenza centrale cattolica romana e la Conferenza delle unioni degli ordini religiosi hanno fatto il punto sullo stato dei lavori per prevenire futuri casi di abusi sessuali nella Chiesa.
La "societas perfecta"
Tra le misure proposte c'è l'introduzione di uno standard nazionale di valutazione delle risorse umane. Un gruppo di esperti sta lavorando per creare quello che sarà, in parole povere, un test d’ingresso alla vita religiosa. Markus Krienke legge in questa misura un cambio di paradigma nel rapporto tra le strutture ecclesiastiche e l'esterno. "La Chiesa si apre di più al mondo", interpreta il professore alla Facoltà di teologia dell'Usi. "La Chiesa ha sempre avuto la convinzione di potercela fare da sola in queste situazioni, concependosi come una societas perfecta: l'idea era che se un vescovo si applica, questi sarebbe capace di risolvere da solo problemi di questo genere". Secondo Krienke, la Chiesa cattolica ha sempre rifiutato il dialogo con le istituzioni laiche per risolvere controversie interne. "Le misure proposte segnalano una maggiore disponibilità al dialogo, o almeno così si possono leggere".
All'esterno
Nel concreto, con l'introduzione di questa sorta di test d'ingresso, la Chiesa cattolica approfitterà delle competenze di figure esterne alla sua gerarchia. "Degli psicologi presteranno il loro know how in questo processo. Ricorrere alla psicologia e non fidarsi più unicamente della propria competenza spirituale per valutare chi vuole diventare prete, lascia intendere che la Chiesa ha capito che solo aprendosi può affrontare il problema degli abusi sessuali".
Cortocircuito da evitare
Secondo Markus Krienke, lo stesso approccio deve ritrovarsi anche nei nuovi organi di controllo che la Chiesa cattolica in Svizzera intende creare, su tutti il tribunale nazionale ecclesiastico penale e disciplinare. "Il vero punto centrale è che in questi organi di controllo non ci possono essere solo ecclesiastici, ma anche persone indipendenti. Possiamo introdurre tutte le norme che vogliamo, ma se chi le controlla è anche chi deve rispettarle, si crea un cortocircuito".

