
Il terrorismo di matrice islamica e lo spionaggio, tradizionale oppure cibernetico, rappresentano tutt'ora le principali minacce alla sicurezza della Svizzera. Lo afferma il primo rapporto annuale reso noto oggi dal Consiglio federale in ossequio alla Legge federale sulla attività informative.
Il documento constata inoltre l'inasprirsi della conflittualità tra i grandi attori internazionali e l'emergere di un mondo multipolare. Assieme ai conflitti regionali, come in Ucraina, questa situazione di incertezza si riflette anche sulla Svizzera. I costanti tentativi di imporre i propri interessi da parte di Paesi come gli Stati Uniti e la Russia, per esempio, celano rischi di un'escalation. Per la Svizzera, che tenta di tutelare i propri interessi soprattutto mediante norme giuridiche internazionali, è uno svantaggio se i conflitti vengono sempre più spesso decisi con strumenti egemonici e senza rispettare le norme vigenti.
Aumento minaccia terroristicaCome indica il rapporto (8 pagine), il livello della minaccia terroristica è cresciuto in Svizzera negli ultimi 4 anni, soprattutto dai seguaci dello 'Stato islamico'. Benché il Califfato sia stato distrutto dal punto di vista militare, le sue reti e cellule, nonché i suoi sostenitori e simpatizzanti che agiscono clandestinamente, continuano a caratterizzare lo stato della minaccia terroristica in Europa.
Attualmente la minaccia terroristica più probabile è rappresentata da attentati contro obiettivi particolarmente vulnerabili, con l'ausilio di un dispendio logistico minimo da singoli individui o piccoli gruppi. Attentati più complessi commessi con l'uso di esplosivi, droni, semplici agenti chimici, quali gas tossici, o altre sostanze velenose richiedono un impegno e un impiego di risorse relativamente modesti. Attentati con l'ausilio di mezzi chimici o biologici rimangono uno scenario realistico; più improbabile l'uso di materiale radioattivo. Nel documento si accenna anche alla sfida rappresentata dagli jihadisti scarcerati, in particolare dai reduci della jihad che potrebbero fare ritorno in Svizzera e Siria o Iraq.
SpionaggioLa rinascita della politica di potenza è andata di pari passo l'aumento delle attività di spionaggio, sia tradizionale che mediante mezzi informatici. In Svizzera sono prese di mira la Ginevra internazionale e i diplomatici di altri Stati che vi lavorano, l'industria degli armamenti, il settore tecnologico, l'esercito, la piazza commerciale e finanziaria, le organizzazioni sportive, le rappresentanze diplomatiche estere, le organizzazioni internazionali, le aziende svizzere di vari settori e le scuole universitarie. Le fughe di dati provocano danni diretti o indiretti. Le aziende, per esempio, possono perdere quote di mercato. Si possono indebolire la reputazione della Ginevra internazionale e la posizione della Svizzera quale sede di negoziati.
ProliferazioneSecondo il rapporto, in merito alla proliferazione di armi di distruzione di massa, occorre prestare attenzione alle attività della Siria affinché sia possibile impedire acquisizioni sostitutive per il programma di armi chimiche di questo Paese. Con la fine della guerra in Siria tali attività aumentano di nuovo in Svizzera. Per quanto riguarda l'Iran, benché quest'ultimo Stato continui a rispettare i propri impegni nell'ambito dell'Accordo sul nucleare, nel settore della tecnologia missilistica si constatano operazioni preliminari da parte iraniana per acquisire, attraverso Stati terzi, beni provenienti dalla Svizzera.
Estremismo violentoA parere del Consiglio federale, i gruppi di estrema destra si mostrano un po' più apertamente, in particolare su Internet, di quanto non facessero ancora un anno fa, ma continuano ad agire nella massima segretezza. Gli atti di violenza degli estremisti di destra sono rari. In questi ambienti continuano tuttavia a circolare grandi quantitativi di armi.
Diversamente da quello di destra, l'estremismo di sinistra è in grado di condurre campagne violente per un periodo prolungato. Questi ambienti possono appoggiarsi a una rete internazionale di contatti da cui può anche risultare un sostegno in caso di atti violenti. Forme più marcate di violenza, come l'incendio doloso, sono tuttavia di regola attribuibili a piccoli gruppi di persone. Una più ampia partecipazione ad atti di violenza si nota invece in occasione di dimostrazioni: qui l'aggressività non è rivolta unicamente contro le forze di sicurezza, ma anche contro le organizzazioni di primo intervento in generale.
Corea, Iran, UcrainaPer quanto riguarda il contesto internazionale, secondo il documento una rinuncia totale della Corea del Nord alle armi nucleari rimane improbabile anche dopo gli incontri al vertice tra il presidente statunitense Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un. In merito all'Iran, e all'irrigidimento degli Stati Uniti nei confronti di questo Paese, secondo il rapporto nei prossimi due anni non sono da prevedere nuovi negoziati sul dossier nucleare, ma neanche interventi militari offensivi degli americani contro Teheran.
In Europa, l'Ucraina rimane al centro delle tensioni tra Russia e Stati occidentali e il conflitto militare in atto causa ininterrottamente vittime. Mentre nell'Ucraina orientale i fronti bellici non si spostano, la Russia ha ulteriormente esteso il suo controllo territoriale sulla Crimea e i relativi diritti sullo Stretto di Kerch. Qui sussiste un rischio di escalation.
A complicare la situazione si aggiunge il fatto che l'Europa, ovvero l’UE, presenta attualmente punti deboli quale attore della politica di sicurezza, specie dopo la Brexit e l'affermarsi in alcuni Paesi di partiti con un orientamento autoritario, che mettono in discussione il consenso di base per la democrazia e lo Stato di diritto. Questa situazione può essere sfruttata, ad esempio, con operazioni d'influenza, ma anche mediante ingerenze nelle votazioni e nelle elezioni volte a seminare dubbi e discordia nel processo democratico di formazione della volontà.
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