Cerca e trova immobili
Fiscalità
Telelavoro dei frontalieri, “Serve un accordo amichevole fra Svizzera e Italia”
Immagine Cdt/Crinari
Immagine Cdt/Crinari
Redazione
4 anni fa
Le associazioni Cc-Ti, Aiti, Ocst e Unia hanno scritto alla Segreteria di Stato chiedendo di raggiungere un accordo con l'Italia per mantenere un regime speciale per il telelavoro parziale dei frontalieri oltre il 31 gennaio 2023.

La notizia era emersa già prima di Natale: l’Accordo amichevole concluso tra Svizzera e Italia nel giugno 2020 sul telelavoro dei frontalieri non verrà prorogato. Il regime speciale finirà il 1° febbraio 2023 e a partire da tale data si tornerà alla modalità di imposizione usuale: in caso di telelavoro il frontaliere diventerà soggetto fiscale italiano anche per un solo giorno di attività in Italia. Una novità accolta sfavorevolmente negli scorsi giorni dalle associazioni Cc-Ti, Aiti, Ocst e Unia, che hanno deciso di inviare una lettera congiunta alle autorità federali.

I vantaggi del telelavoro

“L’Accordo amichevole in materia fiscale e l’applicazione flessibile della soglia del 25% (percentuale lavorativa, ndr) per l’assoggettamento alle assicurazioni sociali hanno introdotto regimi straordinari che hanno aiutato la nostra regione ad affrontare la difficile crisi sanitaria”, si legge nella missiva. Il telelavoro praticato di recente, oltre ad aver permesso la continuazione dell’attività economica, “ha contribuito a ridurre, almeno parzialmente, il traffico e il relativo carico ambientale”. Inoltre, “è potenzialmente un utile strumento anche nell’ottica del risparmio energetico, tema di strettissima attualità”.

“Verso una situazione di incertezza”

Le associazioni e i sindacati firmatari della lettera hanno appreso quindi “con stupore” della decisione dell’Italia di porre fine, “con un solo mese di preavviso e senza soluzione transitoria”, a questa situazione che ha portato benefici a tutti. Questa forma di lavoro è diventata infatti una modalità che aziende, lavoratori e lavoratrici “potrebbero voler utilizzare anche in tempi ordinari e non solo di crisi. Prova ne è il recente accordo trovato proprio dalla Svizzera con la Francia sul telelavoro durevole dei frontalieri francesi”. Il brusco ritorno, senza fasi transitorie, al regime fiscale ordinario il prossimo mese di febbraio, “crea pertanto una situazione di incertezza, che le aziende e i loro dipendenti vorrebbero evitare”.

“Si crea una discrepanza”

In materia di assicurazioni sociali, si legge ancora, il regime speciale Covid è stato prorogato fino al 30 giugno 2023. “Abbiamo quindi una chiara discrepanza tra i regimi fiscali e assicurativi, in relazione alla medesima persona e al medesimo lavoro”. Discrepanza che associazioni economiche e sindacali chiedono di risolvere. Inoltre, anche nel regime ordinario in materia di assicurazioni sociali è comunque già prevista una soglia del 25% (riferita al tempo lavorativo), al di sotto della quale la persona in telelavoro “non viene mai assoggettata agli istituti previdenziali italiani”. Per questa ragione “riteniamo importante che le autorità svizzere e italiane trovino celermente una regolamentazione più adeguata alla situazione, introducendo delle soglie di telelavoro durevoli anche in ambito fiscale, idealmente parificandole a quelle assicurative”.

Come risolvere la questione

La soluzione, secondo le associazioni, potrebbe essere raggiunta tramite un accordo amichevole tra le rispettive autorità fiscali, “che non prevede le lungaggini procedurali invece applicabili alla ratifica degli accordi internazionali veri e propri”. Il problema non verrebbe infatti risolto in modo diretto e automatico neppure dall’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri attualmente in fase di ratifica da parte del Parlamento italiano, “innanzitutto perché entrerebbe in vigore al più presto nel 2024 e quindi troppo tardi per risolvere un problema che si produrrà invece tra meno di un mese”. Secondariamente, “perché lo stesso accordo prevede che per regolare il telelavoro le parti devono comunque trovare ancora un’intesa con procedura di amichevole composizione, ovvero proprio quanto da noi suggerito”.

Le richieste

Le associazioni e i sindacati firmatari della missiva chiedono quindi alla Segreteria di Stato di intervenire immediatamente presso le autorità italiane al fine di “concordare un regime, anche transitorio, che permetta la continuazione del telelavoro parziale oltre il 31 gennaio 2023”.

I tag di questo articolo