
Il mantenimento all'1% del tasso minimo di interesse nell'ambito della previdenza professionale obbligatoria, deciso oggi dal Consiglio federale, ha suscitato reazioni contrastanti: decisamente insoddisfatti si sono detti le casse pensione e i datori di lavoro; meno severi i commenti di lavoratori e sindacati.
Per l'Unione svizzera degli imprenditori (USI), la politicizzazione della Legge federale sulla previdenza professionale (LPP) sta assumendo una nuova dimensione. Il governo, dopo che la competente commissione aveva raccomandato un tasso dello 0,75%, si è spinto sorprendentemente oltre. Gli imprenditori criticano in particolare la nuova formula per il calcolo del tasso di interesse minimo: il Consiglio federale ha improvvisamente istituito una nuova prassi e annullato la sua commissione consultiva. In futuro, afferma l'USI, la responsabilità della determinazione del tasso dovrà essere affidata agli organi di ciascuna cassa pensione: solo in questo modo si potrà garantire che il tasso minimo sia in sintonia con la realtà economica.
Delusa anche l'Associazione svizzera degli istituti di previdenza (ASIP), che si era detta favorevole a una remunerazione allo 0,75%, ritenuta adeguata visto il perdurare del clima generale di bassi tassi d'interesse. L'ASIP chiede ora una rapida revisione della LPP e soprattutto un abbassamento del cosiddetto tasso di conversione, che serve a determinare l'entità delle rendite. L'obiettivo principale di questa proposta è di ridurre la ridistribuzione delle prestazioni degli assicurati attivi ai pensionati.
L'organizzazione sindacale Travail.Suisse ritiene invece che la decisione del Consiglio federale sia comprensibile, ma sottolinea anche che vi erano buone ragioni per un aumento. L'organizzazione afferma al riguardo che lo scorso anno la situazione finanziaria delle casse pensione è ulteriormente migliorata: alla luce dei modesti rendimenti dell'anno in corso e delle accresciute fluttuazioni, la decisione del Consiglio federale a favore della stabilità è comunque giustificata. In generale Travail.Suisse accoglie con favore il nuovo indicatore per il calcolo del tasso minimo, che rispecchia meglio il comportamento degli istituti di previdenza sul fronte degli investimenti.
L'Unione sindacale svizzera (USS) nota che il Consiglio federale, pur rimanendo al di sotto delle richieste per un aumento all'1,25%, ha saputo resistere alle pressioni di assicuratori e datori di lavoro. I problemi del secondo pilastro tuttavia rimangono. Le rendite medie delle casse pensione sono in calo da diversi anni, sebbene la Svizzera si stia arricchendo e l'economia sia in forte crescita. Questi sviluppi della previdenza per la vecchiaia devono essere contrastati. Con la diminuzione del livello delle pensioni, l'obiettivo delle prestazioni per la previdenza di vecchiaia previsto dalla Costituzione federale si sta allontanando ulteriormente. Ci vogliono pensioni più alte e non pensioni più basse, afferma l'USS.
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