
La decisione del Consiglio federale di lasciare invariato al 2% il tasso d'interesse minimo della previdenza professionale è stata accolta in modo contrastante dai rappresentanti dei lavoratori e degli assicuratori. "Il tasso è troppo alto: non dovrebbe essere stabilito sulla base di considerazioni politiche, bensì di una formula trasparente, strettamente legata all'evoluzione degli investimenti che comportano pochi rischi", ha criticato l'Associazione Svizzera d'Assicurazioni (ASA). Anche l'Unione sindacale svizzera (USS) non è soddisfatta, visto che auspicava un tasso del 2,5%: "abbiamo perso", ha commentato il portavoce Ewald Ackermann. Contenta è invece l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM): la decisione del Consiglio federale tiene conto della situazione della maggior parte degli istituti di previdenza, sottolinea in un comunicato. Un aumento sarebbe stato ingiustificato a causa dell'andamento dei mercati finanziari - giudicato "insufficiente" - e dell'incertezza sull'evoluzione economica, ha comunicato il Dipartimento federale dell'interno (DFI). D'altro canto, una riduzione non sarebbe stata opportuna - ha aggiunto il DFI - in considerazione degli accenni di ripresa riscontrati quest'anno sui mercati finanziari. Un abbassamento avrebbe infatti ampliato il divario rispetto al valore di riferimento costituito dalla media a lungo termine delle obbligazioni della Confederazione. Il valore di riferimento - ossia la media mobile a lungo termine delle obbligazioni della Confederazione vincolate a sette anni - è attualmente del 2,3%. Per fissare il tasso d'interesse minimo, il Consiglio federale deve comunque tener conto anche del rendimento di azioni e obbligazioni, nonché del settore immobiliare. Stando al DFI, sul mercato obbligazionario e immobiliare sono da prevedere rendimenti positivi; su quello azionario, però, la ripresa in atto non ha finora permesso di compensare le notevoli perdite dell'anno scorso. ATS
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