
I direttori cantonali delle finanze vogliono mantenere la tassazione forfettaria, il sistema impositivo di cui beneficiano gli stranieri facoltosi che risiedono in Svizzera senza svolgere un'attività lavorativa. Ritengono però che l'intero ordinamento vada riformato. La commissione per l'armonizzazione fiscale della Confederazione dovrà presentare nuove proposte entro la fine dell'anno. Christian Wanner, presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF), ha indicato in un incontro con i giornalisti a Delémont che nessuno - tra i partecipanti all'assemblea annuale della CDF svoltasi oggi - è sceso in campo per rivendicare l'abolizione della tassazione forfettaria. Tutti sono stati invece concordi nell'affermare la necessità di procedere a riforme: spetterà alla Commissione per l'armonizzazione fiscale elaborare progetti concreti. L'organismo è stato istituito dal Dipartimento federale delle finanze con l'obiettivo di garantire la cooperazione in materia tributaria tra i cantoni e la Confederazione. Secondo le previsioni di Wanner, proposte di soluzione saranno disponibili già nei prossimi sei mesi. Sono tre i campi principali che si vogliono esplorare: l'innalzamento dei contributi minimi, l'introduzione di un'età massima per ibeneficiari della tassazione forfettaria e anche l'ammissibilità di attività lucrative svolte all'estero. La CDF afferma che la tassazione forfettaria poggia su una solida base legale sul piano federale: è inoltre un utile strumento di politica economica e fiscale e anche un'espressione della sovranità cantonale. Un'eccessiva limitazione, o addirittura l'abolizione, dei forfait avrebbero conseguenze negative per l'erario, in particolare nelle regioni e nei comuni deboli dal punto di vista strutturale ed economico: la Svizzera, in altre parole, perderebbe parte della propria attrattiva. La CDF indica che il sistema è conforme al diritto internazionale di doppia imposizione: i redditi conseguiti dai beneficiari fuori dai confini nazionali sono in genere tassati all'estero, negli stessi paesi in cui vengono generati. La tassazione forfettaria, afferma ancora la CDF, è uno strumento di promozione della piazza elvetica: altri paesi conoscono regole analoghe, che in taluni casi sono persino più vantaggiose. Da un sondaggio svolto di recente tra i cantoni risulta che la pratica dei forfait è in espansione: nel 2003 i soggetti tassati secondo questa modalità erano 5003, a fronte dei 3106 registrati nel 1999. Il gettito, calcolato per il 2008, era di 578 milioni di franchi. Vi sono comunque profonde disparità regionali: in prima fila vi sono i cantoni di Vaud, Vallese e Ginevra. A Delémont non si è parlato esclusivamente di tassazione forfettaria: la CDF ha infatti criticato in modo molto deciso la decisione del Consiglio degli Stati di convocare in agosto una sessione speciale sulla imposizione delle famiglie e sulla compensazione del drenaggio fiscale, o "progressione a freddo". Prevedere sgravi già per il 2010 per complessivi 1,3 miliardi di franchi è una mossa "incomprensibile" ed "inquietante", afferma la Conferenza. ATS
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