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Crans-Montana
Tajani per l'indagine congiunta. Lanz: "Non riesco a comprenderne la necessità"
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Samuele Quadri
16 ore fa
Si allarga l'inchiesta per i fatti di Crans Montana. Ora gli indagati salgono a 4. Oltre i coniugi Moretti, la Procura vallesana interpellerà l'ex responsabile della sicurezza del Comune e quello attuale. Intanto la politica italiana continua a fare pressioni parlando di inchiesta congiunta. L'ex procuratrice pubblica Francesca Lanz: «Anche i francesi hanno avuto molte vittime, ma non mi sembra che abbiano voluto intervenire nelle indagini».

Si allarga l’inchiesta per i fatti di Crans-Montana e sale a 4 il numero di indagati dalla Procura vallesana. Oltre ai due coniugi Moretti, sotto inchiesta anche l'ex responsabile della sicurezza del Comune e quello attuale. Un’inchiesta, dunque, che continua a lasciare strascichi e polemiche oltre confine. Dalla crisi diplomatica in seguito al ritiro dalla Svizzera dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, alla divisione dei poteri e all’avvalersi dello Stato di Diritto. A metà febbraio è stato organizzato un incontro tra gli inquirenti vallesani e italiani. Quali possono essere i possibili sviluppi tra le parti? Nel caso specifico la squadra comune d’inchiesta non è un’ipotesi plausibile, come ci spiega l’ex procuratrice pubblica Francesca Lanz: «Posso capire una squadra comune d’inchiesta quando vengono svolti dei reati che sono stati commessi su due paesi. Per esempio quelli legati al crimine organizzato oppure per quanto riguarda il traffico internazionale di stupefacenti. In questo contesto di Crans-Montana, non riesco a comprendere la necessità di una squadra comune d’inchiesta».

Quanto conta la nazionalità?

Ipotesi che solleva il Ministro degli esteri italiano Antonio Tajani alla riunione con i suoi omologhi dell’Ue a Bruxelles che «ha chiesto indagini congiunte perché ci sono morti e feriti italiani». Lanz non minimizza, ma sostiene che non è questo il modo. «Quello che posso immaginare è che vogliono sapere cosa sia successo. Non è, però, questo il modo, cioè non mandando degli inquirenti in Svizzera. Non vedo come possa la semplice cittadinanza giustificare l’intervento di quell’autorità. Per delirio, dovrebbero essere eventualmente i francesi a dover intervenire. Anche i francesi hanno avuto molte vittime, ma non mi sembra che abbiano voluto intervenire nelle indagini».  

Altri rischi

Lanz inoltre fa riferimento alle differenze tra i due paesi a livello giuridico, ma anche a livello giornalistico. In alcuni casi, la fuga di notizie può risultare anche pericolosa: «È rischioso quando ci si ritrova spiattellati nomi, cognomi, ma anche stralci d’indagine in occasioni di trasmissioni televisive o sui giornali. Questo lascia pensare che le parti -solo loro hanno il diritto di consultare gli atti- possano utilizzare quello che scoprono nel contesto delle indagini per cercare un’altra giustizia, ovvero quella a livello mediatico. Il rischio è che se questo comportamento mini l’andamento delle indagini, allora le autorità potrebbero limitare l’accesso alle informazioni, quindi agli atti della procedura penale», conclude l'ex procuratrice pubblica.