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Svizzera
TAF bacchetta UFM: in Turchia sussiste il rischio di tortura
Redazione
13 anni fa

La valutazione dell'Ufficio federale della migrazione (UFM) riguardo alla situazione in materia di diritti dell'uomo in Turchia è troppo ottimistica e deve cambiare. Stando al Tribunale amministrativo federale (TAF) tortura e abusi da parte delle forze di sicurezza statali sono tuttora verosimili. L'UFM nel 2011 ha bocciato una richiesta d'asilo da parte di un curdo di nazionalità turca. Presentando la sua domanda l'uomo aveva indicato di essere stato un membro attivo delle organizzazioni giovanili del Partito della società democratica (DTP), che si batte per il riconoscimento dei curdi. A suo dire, contro di lui le autorità turche hanno promosso un'inchiesta a causa della sua presunta appartenenza al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), movimento clandestino, nonché per altre attività illegali. Sempre secondo la sua testimonianza, la polizia lo ha ripetutamente minacciato e picchiato. Detenuto dalla sezione antiterrorismo della direzione della sicurezza è stato torturato per due giorni con elettroshock, picchiato sulla pianta dei piedi e appeso per le braccia. L'UFM ha giudicato le sue affermazioni infondate. Nella propria argomentazione, l'Ufficio ha fatto valere che la situazione dei diritti dell'uomo in Turchia è migliorata da quando Ankara ha avviato il processo di avvicinamento all'Unione europea (Ue). La tortura di cui l'uomo ha fatto testimonianza può dunque, con grande verosimiglianza, essere esclusa. Il fatto che il richiedente l'asilo non ha subito tortura è pure provato - ha sostenuto l'UFM - dalla costatazione che dopo la sua liberazione l'uomo non ha inoltrato denuncia alcuna e non ha testimoniato pubblicamente la violenza subita. Inoltre il curdo non ha neppure prodotto un rapporto medico. In una sentenza di aprile pubblicata oggi, il TFA ha contraddetto in modo estremamente esplicito l'apprezzamento troppo positivo dell'UFM in merito al rispetto dei diritti dell'uomo in Turchia. Ha accolto un ricorso del curdo e imposto all'UFM di concedergli l'asilo. I giudici di San Gallo non contestano che la Turchia dal 2001, in riferimento all'auspicata adesione all'Ue, ha realizzato numerose riforme, che dal punto di vista dello Stato di diritto rappresentano senza dubbio dei progressi. La tortura nelle carceri è diminuita in modo estremamente sensibile. Rapporti attuali sulla situazione in Turchia rivelano però che il rispetto dei diritti umani continua a essere problematico. In particolare, per presunti o veri membri di organizzazioni considerate pericolose per lo Stato, come il PKK, vi è il rischio di essere oggetto di persecuzione, abusi e tortura. Questi fatti non possono essere esclusi nella fattispecie. Gli argomenti sostenuti dall'UFM non sono convincenti. Il TFA rileva inoltre che garanzie procedurali come la presentazione di un dossier medico da parte della polizia prima e dopo la detenzione e la possibilità di disporre di un avvocato non sono sempre state accordate. Formulazioni vaghe nel codice penale e nella legge antiterrorismo conducono a considerare come attività terroristiche, poi perseguite come tali, la libera espressione delle opinioni o dimostrazioni. Per il TFA anche le circostanze del caso in esame fanno pensare ad una procedura fondata su motivazioni politiche. Sull'uomo pende la minaccia di una condanna a vari anni di carcere che, contrariamente alla visione dell'UFM, non possono essere considerati legittimi in uno Stato di diritto. Per tutte queste ragioni l'uomo ha diritto all'asilo. Contattato dall'ats, l'UFM non ha voluto commentare la sentenza per non violare la separazione dei poteri e la protezione dei dati. Ha comunque sottolineato che la situazione dei diritti dell'uomo e l'evoluzione politica in Turchia sono costantemente valutati. L'Ufficio si basa su varie fonti molt

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