
Anche i media devono passare alla cassa per consultare documenti ufficiali: lo ha stabilito il Tribunale amministrativo federale (TAF) di San Gallo, che ha respinto il ricorso di un giornalista della rivista per consumatori della Svizzera tedesca "K-Tipp". Il giornalista aveva contattato l'Ufficio federale dell'energia (UFEN) nel 2010 nell'ambito di una inchiesta sulle etichette "energia" per gli elettrodomestici. Non ritenendosi soddisfatto delle risposte ricevute per posta elettronica, ha chiesto di poter consultare la documentazione relativa al dossier. L'UFEN lo ha informato preventivamente che avrebbe dovuto pagare una tassa di 250 franchi ma dopo aver consultato le carte il redattore ha contestato la fattura davanti al TAF, ritenendo che in una società democratica i media svolgano un ruolo importante per la formazione dell'opinione pubblica. Il TAF gli ha dato torto. La legge sulla trasparenza prevede certamente che tutti abbiano il diritto di conoscere i documenti pubblici non confidenziali, ma per il lavoro che la cosa richiede può essere percepita una tassa. I media non ne sono esentati, per i giudici federali. Inoltre la somma di 250 franchi è giustificata, in quanto l'Ufficio dell'energia ha impiegato 5 ore di lavoro per preparare tutta la documentazione richiesta dal giornalista, che ha ancora la possibilità di rivolgersi al Tribunale federale. ATS
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