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Svizzera
Syndicom denuncia: "Lavoro e salari peggiori"
Syndicom denuncia: "Lavoro e salari peggiori"
Syndicom denuncia: "Lavoro e salari peggiori"
Redazione
10 anni fa
Il sindacato commenta "il più massiccio smantellamento" nella storia della Posta: "Rattoppi invece di un lavoro serio"

Il sindacato Syndicom prende posizione sulla chiusura di circa 500-600 uffici postali entro il 2020, annunciato oggi in conferenza stampa dalla Posta Svizzera. Una conferenza che è stata "il momento culminante di una campagna PR in atto da settimane" commenta il sindacato del settore postale. 

"Quello che la Posta vende alla popolazione come ulteriore sviluppo" denuncia Syndicom, "in realtà non è altro che il più massiccio smantellamento nella storia della Posta. Tagli agli uffici postali, alla qualità dei servizi e al servizio pubblico. La campagna sembra assai irrealistica se si considera che lo smantellamento degli uffici postali incontra resistenze sempre maggiori sia presso la popolazione che presso il personale. Le cifre diffuse dalla Posta sul calo dei volumi delle lettere e dei pacchi sono falsificate. Esse infatti non considerano che già oggi a causa del taglio avvenuto di 2200 uffici postali molte prestazioni vengono fornite da esterni o sono state trasferite a reparti interni del gruppo come Post Logistics".

Il sindacato prende poi di mira il nuovo responsabile di Rete postale e vendita Thomas Baur, entrato in carica da appena due mesi. "Parte male" scrive Syndicom, visto che ha già presentato "misure controverse relative ad un dossier piuttosto discusso".

Syndicom ribadisce di aver sempre chiesto alla Posta di discutere dell’ulteriore sviluppo con un pubblico più largo, coinvolgendo anche i diretti interessati come comuni, città e lavoratori. Ma la Posta mette ora tutti davanti al fatto compiuto: "Adesso i comuni e le città dovranno rivaleggiare presso la Posta per gli uffici postali che verranno mantenuti. Ma il fatto che i servizi degli uffici postali vengano richiesti dalla popolazione dimostra che il numero dei cosiddetti punti d’accesso dovrebbe essere aumentato".

Secondo il sindacato quanto presentato oggi non è affatto una strategia innovativa, bensì "un’esternalizzazione di servizi a subfornitori con condizioni di lavoro e salari notevolmente peggiori. Il personale vorrebbe evolversi per adeguarsi alle esigenze della clientela. Ma evidentemente la Posta ha deciso di non volere a bordo i propri dipendenti ma di voler fare concorrenza con i dipendenti pagati male di altre imprese".

Esempio lampante, cita il sindacato, è il progetto «Marie» in cui in futuro i pensionati dovrebbero prestare dei servizi postali da casa. "È grottesco il fatto che la Posta osi soltanto pensare che offerte del genere siano un’alternativa equivalente agli uffici postali chiusi. Syndicom si difenderà con unghie e denti contro tutto questo".

Le rivendicazioni del personale sono chiare, ribadisce il sindacato, ricordando che, durante una conferenza tenutasi a settembre, oltre 100 impiegati di Rete postale e vendita hanno discusso ed elaborato tre richieste: 

1. Chi fornisce prestazioni postali deve anche essere assunto alle condizioni del CCL Posta. Nessun trasferimento di servizi degli uffici postali ad aziende che non rispettano le condizioni CCL.2. I punti indiscussi di WPV vanno sfruttati per sviluppare insieme in maniera positiva l’ambito di Rete postale e vendita (PV). Si chiede ai responsabili di PV di mandare avanti il processo insieme a syndicom. In futuro i colloqui devono essere condotti in maniera trasparente e paritaria e vanno escluse riduzioni salariali.3. Solo dopo un nuovo orientamento strategico, dibattuto in comune, va definito lo sviluppo della rete degli uffici postali. Fino ad allora serve una moratoria sulle chiusure degli uffici postali.

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