
Troppo complicato, non abbastanza chiaro: alle piccole e medie imprese (PMI) e all'industria alimentare piace poco il pacchetto di ordinanze "Swissness" volto a migliorare la protezione delle denominazione "Svizzera" e della croce svizzera. Decisamente contrari invece gli agricoltori delle "zone franche" confinanti con la Confederazione, e dei cantoni di Ginevra e Vaud, secondo cui il progetto, posto il consultazione sino a domani, minaccia la collaborazione transfrontaliera. Diverse decine di aziende agricole francesi dei Dipartimenti dell'Ain e dell'Alta Savoia commerciano da tempo con i cantoni svizzeri. I loro prodotti, in particolare quelli lattiero-caseari, hanno goduto finora di un trattamento privilegiato alla dogana. Oggi, in una conferenza stampa a Viry (F), eletti e agricoltori dei dipartimenti francesi d'oltre confine hanno espresso preoccupazione sulle conseguenze del progetto per le loro aziende. Nel pacchetto di ordinanze, la Confederazione non ha infatti tenuto conto delle "zone franche" con ripercussioni "molto negative" per i contadini interessati. Le Latterie riunite di Ginevra, che raccolgono latte francese, ginevrino e vodese parlano senza mezzi termini di "forte rischio di fallimento". Circa 400 impieghi sarebbero in pericolo. Da qui la richiesta all'amministrazione federale di aggiungere le "zone franche" nell'articolo dedicato alle eccezioni. Revisione "completa" Dal canto loro, le PMI vogliono un'attuazione "semplificata e più chiara" della legislazione. L'Unione delle arti e mestieri (Usam) chiede che le aziende più piccole possano applicarla in modo prudente. La Federazione delle industrie alimentari svizzere (Fial) esige invece una revisione "completa" del progetto, "in collaborazione con le aziende che dovranno applicare la legislazione". A suo avviso, diversi aspetti del testo sarebbero "impraticabili". La Federazione romanda dei consumatori (FRC) è a sua volta poco convinta dal progetto di ordinanze, ma per altri motivi. La FRC deplora "l'assenza di controllo e di sanzioni in caso di abuso" del marchio "Made in Switzerland" sulle derrate alimentari, il che svuota il testo della sua sostanza.
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