
L’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica svizzera ha mostrato solo una debole ripresa nel terzo trimestre e teme per il futuro: l’associazione padronale di categoria Swissmem chiede la riattivazione del programma dei crediti Covid-19 per il 2021 e si oppone fermamente a nuovi confinamenti, sia a livello federale che cantonale. Nel terzo trimestre le nuove commesse sono scese del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, informa l’organismo in un comunicato odierno. Il fatturato è diminuito dell’8,4%, con la flessione che tocca maggiormente le piccole e medie imprese (PMI). Lo sviluppo negativo degli affari ha avuto un impatto anche sull’utilizzo della capacità produttiva delle aziende. Nel periodo luglio-settembre è stato solo del 77%, nettamente inferiore alla media pluriennale dell’86%. Queste cifre - mette in guardia Swissmem - rappresentano solo la media del settore: la situazione nelle singole ditte varia notevolmente a seconda del segmento e dei mercati di destinazione. Nei primi nove mesi del 2020 le commesse sono diminuite (su base annua) dell’8,6%, le vendite dell’11,5% e le esportazioni del 13,9%.
Agli occhi di Swissmem non vi sono però grandi segnali di un vero rilancio imminente e sostenibile. Al contrario, la seconda ondata di Covid-19 comporta il rischio di un’ulteriore battuta d’arresto. “Le incertezze sono molto grandi”, afferma il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher, citato nella nota. “Questo smorza enormemente la volontà di investire, in tutto il mondo”.
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