
Oscar Bergamin, uno svizzero a capo di una organizzazione umanitaria in Siria, sarebbe oggetto di minacce di decapitazione da parte del sedicente Stato islamico (Isis) per aver indicato agli americani la posizione di un bunker dell'Isis non lontano dalla frontiera turca. Lo riporta oggi Le Temps, che ha contattato Bergamin, attualmente in Turchia. L'uomo, 50enne, ha riferito di aver twittato venerdì scorso la localizzazione precisa del bunker agli americani e di aver postato anche una foto del bunker in questione con commenti tra cui "Fatelo saltare in aria!". Il corto messaggio era indirizzato a "Centcom", il conto del comando centrale americano. Abbastanza rapidamente membri dell'Isis hanno trasmesso messaggi con commenti espliciti accusando Bergamin di essere una spia della Cia: "Verremo per il signor l'operatore umanitario", dice un messaggio. "Che Allah permetta la cattura di quest'uomo e lo vedremo presto in un video. Amin.", allusione alle recenti decapitazioni, sottolinea Le Temps. Bergamin conferma di aver condiviso l'informazione "affinché l'esercito americano distruggesse il bunker". Ammette che era una cattiva idea dovuta alla sua collera e frustrazione nel vedere migliaia di rifugiati affluire in Turchia a causa dell'Isis. Il 50enne dichiara di non avere paura. "Non sono uno spia!", ha detto. A Le Temps ha precisato che "la localizzazione di questo bunker non era assolutamente segreta". "Non ho svelato la localizzazione di un'infrastruttura importante dell'Isis. Questo bunker ben noto può essere osservato a una distanza di dieci chilometri, anche dalla frontiera turca. È come de avessi inviato le 'coordinate segrete' della Torre Eiffel", puntualizza. Bergamin, cattolico convertito all'islam nel 2005, faceva parte del controverso gruppo di Nicolas Blancho prima di andarsene dal Consiglio centrale islamico della Svizzera. Padre di tre figli è ufficiale specializzato dell'esercito elvetico con grado di maggiore.
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