Svizzeri favorevoli a energia pulite e pronti a pagare di più
L’89,5% è assolutamente d’accordo o piuttosto d’accordo affinché l’energia pulita venga generata in loco. Meno importante - circa il 65% - il numero di coloro che credono che l’energia così prodotta debba anche essere a buon mercato
Redazione
Svizzeri favorevoli a energia pulite e pronti a pagare di più

La popolazione svizzera è favorevole alla svolta energetica, una trasformazione che andrebbe portata avanti senza indugio. È quanto risulta da un sondaggio rappresentativo tra 1012 persone pubblicato oggi dalla Fondazione svizzera per l’energia (Schweizerische Energiestiftung) con sede a Zurigo. Nove persone su dieci condividono l’obiettivo di un’energia rinnovabile. L’89,5% è assolutamente d’accordo o piuttosto d’accordo affinché l’energia pulita venga generata in loco. Meno importante - circa il 65% - il numero di coloro che credono che l’energia così prodotta debba anche essere a buon mercato.

Una forte maggioranza del campione auspica anche che la svolta energetica avvenga a ritmo sostenuto: entro il 2038, la corrente elettrica dovrà essere generata da fonti rinnovabili. Per quanto attiene ai costi di una simile transizione, quattro persone su cinque sarebbero disposte a pagare fino a 95 franchi in più all’anno pur di veder realizzato l’obiettivo. Attualmente, una famiglia media di quattro persone spende 40 franchi all’anno per promuovere le energie rinnovabili. I risultati del sondaggio sono chiari, si legge in una nota odierna della fondazione che ha incaricato l’istituto gfs di Zurigo di svolgere il sondaggio. La popolazione è pronta anche a spendere di più pur di accelerare la svolta energetica, “un segnale che i politici dovrebbero prendere sul serio”.

Nonostante la pandemia e il rallentamento dell’economia, nel 2020 la capacità di produrre energia pulita è cresciuta in Svizzera dal 17,92 a 18,49 gigawatt, secondo un rapporto diffuso ieri dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA). Il 13 di giugno, la popolazione sarà chiamata ad esprimersi in merito alla legge sul CO2, legge contro la quale è stato lanciato il referendum. La Confederazione intende azzerare le proprie emissioni nocive entro il 2050. Stando ai ricercatori dell’istituto Paul Scherrer (PSI), il perseguimento di un simile obiettivo costerebbe 330 franchi per persona all’anno. La norma, così come licenziata dal parlamento alla fine di settembre 2020, contiene misure relative al traffico aereo, alle emissioni industriali e al risanamento degli edifici. I limiti delle emissioni di CO2 per i veicoli sono stati inaspriti e le tasse sulla benzina e sul gasolio aumentate.

I cambiamenti sono volti a ottenere una diminuzione graduale dei gas a effetto serra. La Svizzera intende così dimezzare le sue emissioni entro il 2030 e azzerarli entro il 2050. Nella votazione finale in parlamento, tutti i partiti, tranne l’UDC, hanno sostenuto la legge.

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