
Gli svizzeri all'estero non vogliono essere trattati come cittadini di serie B, ha detto oggi il loro presidente Jacques-Simon Eggly a Lucerna. Berna deve fare un passo nella loro direzione, informarli e agevolare la loro partecipazione al processo politico. Eggly, ex consigliere nazionale ginevrino e presidente dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE), ha aperto i lavori del congresso di Lucerna paragonando gli emigrati elvetici a diamanti grezzi il cui valore non è conosciuto. L'immagine, la reputazione, il sapere e le relazioni: gli svizzeri all'estero portano sicuramente un plusvalore al loro paese d'origine, ha detto Eggly. Ma il beneficio non è immediato, per questo è poco riconosciuto. In questo contesto di crisi economica e politica, la Confederazione deve ritenersi fortunata di avere una diaspora che spiega la posizione del Consiglio federale all'estero, ha aggiunto. Il presidente dell'OSE teme che gli espatriati possano sentirsi abbandonati e decidano di farsi da parte. Il consigliere agli stati ticinese Filippo Lombardi (PPD), presidente del gruppo parlamentare "Svizzeri all'estero", ha proposto l'adozione di una legge ad hoc per gli espatriati. Egli ha incitato la Quinta svizzera a far uso del proprio diritto di voto. Solo così - ha spiegato - la politica vi prenderà seriamente. La Cancelliera della Confederazione Corina Casanova ha definito gli Svizzeri all'estero la carta da visita del Paese. Quanto all'esercizio del diritto di voto, la Casanova ha parlato della possibilità del voto elettronico, sistema che dovrebbe facilitare ai connazionali all'estero la partecipazione alla vita politica elvetica. Gli Svizzeri stabilitisi fuori dai confini nazionali sono circa 700 mila, ossia il 10% circa della popolazione. Gli espatriati registratisi per poter votare sono 125'000. ATS
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