
Sulla lunga e tortuosa via che porta all’accordo quadro con l’Unione europea ecco spuntare un nuovo ostacolo - che va ad aggiungersi temi più 'caldi' come i giudici stranieri e le misure di accompagnamento - sotto forma di una direttiva che Berna dovrebbe recepire, ovvero la Direttiva comunitaria sulla cittadinanza, un tema che negli ultimi è rimasto un po’ in sordina ma che il Tages Anzeiger ha voluto riportare alla luce nella sua edizione odierna.
Come già accaduto per la Direttiva sulle armi, anche la Svizzera - pur non facendo parte dell’Unione - dovrà recepirne i principi cardine. Come già annunciato a inizio marzo, però, il Consiglio federale vorrebbe escludere dal campo d'applicazione dell'accordo quadro le misure d'accompagnamento relative al concordato sulla libera circolazione delle persone e tutto ciò che attiene alla direttiva comunitaria sulla cittadinanza e i suoi sviluppi. Facile dunque intuire come Berna non abbia fretta di discuterne. Come confermato al foglio zurighese dal capo della Direzione degli Affari europei (DAE) Roberto Balzaretti, “Preferiremmo non doverla recepire”. A questo punto Berna dovrà cercare di convincere Bruxelles che una sua applicazione, in realtà, è già in atto con l’eccezione di alcune “peculiarità elvetiche”.
L’UE, dal canto suo, ritiene altresì insindacabili alcuni punti. Come ad esempio la possibilità di ottenere il diritto al soggiorno permanente in un Paese dopo 5 anni consecutivi di soggiorno legale. Rendendo più difficile l’espulsione di un cittadino UE che commette dei reati, a fronte della giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui essa è possibile anche in presenza di una pena pecuniaria sospesa o di una pena detentiva di solo 5 mesi. E non va dimenticato il problema legato all’assistenza sociale: attualmente una dipendenza dalle prestazioni sociali può portare all’espulsione, a meno che lo straniero non risieda in Svizzera da almeno 15 anni. Con la direttiva UE, invece, ne basterebbero 5 per evitarla…
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