
Una cittadina svizzera è stata rapita la notte scorsa a Timbuctù, nel nord del Mali, da uomini armati. La donna viveva nel Paese africano da diversi anni, indica l'agenzia di stampa AFP. "Hanno bussato vigorosamente alla porta, lei ha aperto. E sono partiti con lei", ha dichiarato il portavoce dell'esercito maliano Souleymane Maiga.
Il sequestro di persona è stato confermato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Siamo a conoscenza del presunto sequestro di una cittadina svizzera in Mali", ha indicato il DFAE all'ats, limitandosi ad aggiungere che la rappresentanza elvetica sul posto è in contatto con i servizi pubblici locali.
Secondo quanto riferisce il Blick si tratta della missionaria basilese Beatrice S. La donna era già stata rapita il 15 aprile 2012 dal gruppo armato islamista Ansar Dine e trattenuta come ostaggio per nove giorni. La donna fu poi liberata grazie a una mediazione del Burkina Faso, ma le era stato intimato di non mettere più piede a Timbuctù (nelle foto le immagini della sua liberazione). Nonostante le minacce di morte, la donna non avrebbe dato seguito alle richieste dei rapitori e avrebbe continuato a vivere nell'est del paese. Stando ai media locali, Beatrice S. sarebbe stata ora sequestrata una seconda volta.
Secondo quanto riferito dalla stampa durante il primo sequestro, la cittadina elvetica è assai nota in città per la sua attività di diffusione del cristianesimo, ma anche per il suo impegno sociale.
Nell'ex colonia francese, ricordiamo, è in corso una guerra civile iniziata a marzo del 2012 con il nord controllato dal Movimento Nazionale di Liberazione dell'Awazad (i tuareg), poi sopraffatto da forze islamiste come Ansar Dine, al Qeeda nel Maghreb Islamico e il Mujao (Movimento per l'Unicità e il Jihad nell'Africa). A gennaio 2013, su iniziativa delle Francia, venne lanciata l'operazione Serval per conquistare il controllo del nord del Paese dove però restano ancora attive sacche di resistenza.
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