
La Svizzera può nuovamente respingere famiglie di richiedenti l'asilo in Italia. Nell'ambito di un accordo sottoscritto da Berna e Roma le autorità della penisola si sono infatti impegnate a fornire garanzie individuali per ciascun caso di rinvio, in relazione al mantenimento dell'unità familiare e all'adeguato accoglimento dei bambini. In tal modo dovrebbe essere rispettata una sentenza di Strasburgo. L'intesa - rivelata ieri dalla televisione svizzero tedesca SRF e confermata nel pomeriggio dall'Ufficio federale della migrazione (UFM) - è stata sottoscritta dal direttore dello stesso UFM Gattiker e da Mario Morcone, che da giugno ha assunto la responsabilità del dipartimento immigrazione in seno al ministero italiano dell'interno. Da parte italiana è stato assicurato che verrà fornita una garanzia per ogni famiglia. Morcone ha anche affermato che le strutture previste per l'alloggiamento delle famiglie adempiono in tutto e per tutto i criteri della Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte CEDU). In un'ottica elvetica l'approccio caso per caso rappresenta una via valida e non complicata. "Abbiamo trovato una soluzione semplice e pragmatica", ha affermato Gattiker ai microfoni della trasmissione informativa "10 vor 10" della SRF. A suo avviso l'Italia dispone sicuramente di strutture d'accoglienza adatte. Proprio su questo punto lo scorso 4 novembre la Corte CEDU si era mostrata di altro parere. "Tenuto conto della situazione attuale del sistema di accoglienza in Italia" - scrivevano i giudici - "non è infondato ritenere che i richiedenti l'asilo rinviati da altri paesi europei, in base al regolamento di Dublino, corrano il rischio di restare senza un luogo dove abitare o che siano alloggiati in strutture insalubri e dove si verificano episodi di violenza". La corte aveva quindi deciso che una famiglia di otto afghani non poteva essere respinta verso la penisola. Nessuna reazione è giunta oggi dall'Aiuto delle chiese evangeliche della Svizzera (ACES), l'organizzazione che aveva aiutato i rifugiati in questione a redigere il ricorso a Strasburgo contro una decisione del Tribunale amministrativo federale. Nel frattempo i rinvii sono già ricominciati: una famiglia è già stata trasferita in Italia nell'ambito dell'accordo di Dublino conformemente ai nuovi criteri, si legge nella nota dell'UFM.
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