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Svizzera
Svizzera-Libia: Consiglio federale vuole rispettare l'accordo
Redazione
17 anni fa

Con una breve dichiarazione il Consiglio federale ha esortato oggi la Libia a rispettare l'accordo firmato lo scorso 20 agosto nell'intento di normalizzare le relazioni bilaterali. Un passo in tal senso è stato fatto da Tripoli con la nomina del suo rappresentante nel tribunale arbitrale. Ma i due cittadini elvetici da oltre un anno trattenuti nel paese nordafricano non hanno ancora potuto tornare in patria. "Fisicamente i due cittadini svizzeri stanno bene e hanno la facoltà di muoversi liberamente in Libia, ma non possono lasciare il paese, vengono sorvegliati e soffrono l'incertezza di una situazione insopportabile", ha detto davanti ai media Hans-Rudolf Merz. Durante una conferenza stampa a Berna durata una decina di minuti, il presidente della Confederazione ha letto una dichiarazione accompagnato dalla ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey. Ai giornalisti non è stata data la possibilità di porre domande. La situazione è delicata, ha spiegato il portavoce del Consiglio federale André Simonazzi. Merz ha precisato che i due svizzeri sono coinvolti in una procedura penale per presunta infrazione delle disposizioni sull'immigrazione e sul soggiorno. Per questo motivo - ha osservato il presidente della Confederazione - sono tuttora bloccati nel paese nordafricano nonostante la promessa scritta del primo ministro libico, Al Baghdadi Ali Al Mahmudi, di lasciarli partire entro fine agosto. Il Consiglio federale - ha affermato Merz - intende rispettare l'accordo bilaterale tra Svizzera e Libia e si aspetta che Tripoli faccia lo stesso. L'obiettivo della nostra politica estera - ha aggiunto il consigliere federale - è di avere buone relazioni con tutti i paesi, quindi anche con la Libia. L'accordo prevede esplicitamente la risoluzione di tutti i problemi che gravano sui rapporti bilaterali. Merz ha precisato che Tripoli non ha voluto integrare nell'accordo la concessione dei visti ai due cittadini svizzeri trattenuti in Libia, preferendo affrontare la questione sul piano diplomatico. Il presidente della Confederazione ha tuttavia dichiarato di aver fatto capire più volte alle autorità libiche che il ritorno dei due cittadini svizzeri è indissolubilmente legato all'accordo, che prevede tra l'altro la ripresa delle attività consolari. Il Consiglio federale ha nel frattempo affidato al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) il compito di attuare l'accordo con la Libia. Dopo le polemiche sollevate dal viaggio a sorpresa di Merz a Tripoli, Calmy-Rey ha espresso il suo sostegno all'operato del presidente della Confederazione e dichiarato che "la Svizzera - uno Stato di diritto - non ha nessun interesse a non attuare l'accordo". In tal modo ha risposto alla richiesta del Partito liberale radicale, che ieri aveva chiesto la sospensione dell'accordo. La priorità di tutti - ha aggiunto Calmy-Rey - è far ritornare in patria i due cittadini elvetici, attualmente sottoposti a una "forte pressione psicologica". La Libia ha intanto nominato oggi il suo rappresentante nel tribunale arbitrale che dovrà valutare le circostanze dell'arresto di Hannibal Gheddafi e della moglie il 15 luglio 2008 a Ginevra. Si tratta dell'avvocato di origine algerina, ma di nazionalità britannica, Saad Jabbar, ha indicato il ministero libico degli esteri sul suo sito. Un alto funzionario dello stesso ministero ha annunciato che il giurista è stato scelto da Tripoli per partecipare ai lavori del tribunale "conformemente all'accordo firmato tra la Svizzera e la Libia lo scorso 20 agosto". Da parte sua la Confederazione aveva già designato in precedenza la giurista britannica Elizabeth Wilmshurst. ATS

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