
Il discusso accordo fra Svizzera e Francia sulle imposizioni in materia di successione è ormai firmato: la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf e il ministro francese dell'economia e delle finanze Pierre Moscovici lo hanno sottoscritto oggi a Parigi. L'intesa sostituisce quella del 1953, che non corrispondeva più ai desideri di Parigi. La convenzione "impedisce a taluni di approfittare delle lacune della base legale e di beneficiare di un doppio esonero", ha dichiarato Pierre Moscovici. Dal canto suo, Eveline Widmer-Schlumpf non ha nascosto che la Svizzera avrebbe preferito conservare il vecchio accordo del 1953: "Ma esso non corrisponde più alla volontà convenzionale della Francia", ha aggiunto. Entrambi i ministri hanno poi sottolineato i vantaggi del testo sottoscritto oggi rispetto al vuoto giuridico che sarebbe scaturito dalla denuncia pura e semplice della convenzione. Il testo preliminare aveva suscitato critiche virulente in Svizzera a causa della nuova disposizione che consente di tassare gli eredi residenti in Francia dei defunti domiciliati in Svizzera. I ministri dei due Paesi hanno espresso il loro auspicio che i parlamenti ratifichino rapidamente la nuova intesa. "Ci impegniamo insieme per fare tutto il necessario affinché i nostri parlamenti rispettivi accettino il testo", ha dichiarato Pierre Moscovici. Rispetto alla prima versione del testo, tre modifiche chieste dalla Confederazione sono state apportate. La prima concerne la data dell'entrata in vigore della convenzione, che avverrà il giorno successivo alla ratifica e non più il primo gennaio 2014, come previsto inizialmente. "Ciò eviterà ogni effetto retroattivo", ha spiegato un funzionario del Dipartimento delle finanze. Altro cambiamento: il numero di anni di residenza, affinché un erede sia considerato come un residente francese a tutti gli effetti, è stato aumentato da sei a otto anni. Infine, le società a gestione famigliare che possiedono un'abitazione in Svizzera senza che la loro attività prioritaria sia nel settore immobiliare saranno escluse dall'accordo. La convenzione potrà entrare in vigore solo dopo l'approvazione del parlamento ed eventualmente - se sarà lanciato il referendum - del popolo. ATS
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