
Il commercio estero svizzero si è rivelato dinamico nei primi tre mesi dell'anno. Le esportazioni sono aumentate del 4,4% a 51,3 miliardi di franchi, registrando la loro più forte crescita dal terzo trimestre 2012, sottolinea l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) in un comunicato odierno.
Le esportazioni hanno fatto registrare una crescita di due volte superiore quella delle importazioni (+ 2,2 %). Condizionato dal ritmo di crescita disuguale, il surplus della bilancia commerciale è aumentato di 1,2 miliardi portandosi a 6,9 miliardi di franchi entro il termine di un anno.
Corretto dai giorni lavorativi il tasso di crescita delle importazioni è stato del 3,6%, quello delle esportazioni del 2,7%.
Nel solo mese di marzo il giorno lavorativo supplementare si è rivelato determinante: le esportazioni sono aumentate del 4% a 17,4 miliardi e le importazioni del 2,4% a 15,3 miliardi di franchi.
Per quanto riguarda l'insieme del primo trimestre, la metà dei settori dell'export, tra cui il numero uno rappresentato dall'industria chimica e farmaceutica, ha registrato una crescita tra il 4 e il 9%. Nel dettaglio la crescita di questo comparto - la nona consecutiva in dieci trimestri - è risultata del 7,3%. Il 70% dell'aumento dell'export è dovuto al settore chimico-farmaceutico, rileva l'AFD. I prodotti immunologici e i principi attivi sono aumentati dell'11%, i medicinali del 9%.
Nell'industria delle materie plastiche le esportazioni sono cresciute dell'8,7%, nell'industria delle macchine e dell'elettronica del 5,9%, nella metallurgia del 5,1%, nell'orologeria del 4,5%, nella gioielleria e bigiotteria dello 0,1%.
Un leggero calo si è avuto nell'industria del tessile (-0,1%) e negli strumenti di precisione (-0,8%). La flessione è risultata più marcata per le derrate alimentari , bevande e tabacchi (-2,4%), industria della carta e grafica (-2,7%).
Nell'insieme le esportazioni svizzere sono cresciute verso tutti i continenti, ad eccezione dell'Oceania (-8,6%). Verso l'insieme dell'Unione europea l'aumento è stato del 5,7%. Particolarmente elevato nel Regno Unito (+25%), in Belgio (+20%) e in Spagna (+14%). In controtendenza l'Italia (-7,1%).
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