
La Svizzera è stata condannata oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per violazione del diritto al rispetto della vita privata e famigliare di una detenuta incinta. Al suo compagno non era stato permesso di farle visita in prigione né di assistere al parto.
La ricorrente, una cittadina spagnola nata nel 1994, posta in detenzione preventiva per un reato legato agli stupefacenti, aveva contestato il rifiuto delle autorità invocando l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che garantisce a ogni persona il diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.
Nella sua sentenza, la Corte ha dichiarato il ricorso «ammissibile» e ha concluso all'unanimità «che vi è stata violazione dell'articolo 8 della Convenzione».
Di conseguenza, la Svizzera deve versare alla donna 1730 euro (1608,94 franchi) per torto morale, a cui si aggiungono 4000 euro per le spese processuali. Tali importi dovranno essere saldati entro un termine di tre mesi dal momento in cui la sentenza sarà divenuta definitiva.

