
La Suva rinuncia "per il momento" a ricorrere a investigatori nella lotta alle frodi assicurative. La decisione della compagnia assicurativa fa seguito a una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Martedì la CEDU aveva deciso che la Svizzera non dispone di sufficienti basi giuridiche per sorvegliare gli assicurati. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto contraria al rispetto della vita privata e famigliare il piantonamento subito da una zurighese di 62 anni che a causa un incidente percepisce una rendita di invalidità. Non si tratta di un caso che riguarda Suva, ha precisato l'assicuratore in un comunicato odierno. L'istituto nazionale di previdenza contro gli infortuni prende atto della sentenza e ha deciso per il momento di non attribuire più mandati di sorveglianza. L'assicuratore afferma che sta valutando la situazione e le eventuali implicazioni. Solo in seguito deciderà la strada da intraprendere. La Suva finora ha fatto ricorso a investigatori privati solo in casi sporadici, tra le 10 e le 15 volte all'anno. "Sappiamo che l'attività di sorveglianza rappresenta una pesante intromissione nella privacy degli assicurati", afferma Roger Bolt, responsabile team presso il Servizio centrale di coordinamento contro le frodi della Suva, citato nella nota. Nel 2015, l'assicuratore ha chiuso 574 casi di sospetta frode. In totale ha controllato 2,5 milioni di fatture di cui 290'000 sono state respinte producendo risparmi pari a 200 milioni di franchi.
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