
Le persone in situazione precaria vivono meno a lungo e sono più malate rispetto a quelle con una formazione superiore. È quanto emerge da un nuovo studio di Caritas Svizzera intitolato "La povertà rende malati", che preconizza una politica sanitaria meglio orientata al miglioramento delle condizioni di vita. Dai dati pubblicati oggi spiccano le diseguaglianze di fronte alla morte e alla salute: in Svizzera, un operaio vive in media quattro anni di meno di una persona che ha fatto studi universitari. Inoltre, per un operaio i rischi di diventare invalido sono dodici volte superiori rispetto a un accademico. Per quel che riguarda le donne, un'universitaria vive quasi quattro anni di più di una coetanea la cui formazione si è fermata alla fine della scuola obbligatoria. Lo stress risulta pure più elevato tra le persone che hanno uno statuto socio-professionale scarsamente riconosciuto. Chi ha meno soldi per il tempo libero e subisce pressioni sul posto di lavoro è inoltre esposto a maggiori rischi di malattie. "Tale problema è rafforzato dalla crisi", rileva il portavoce di Caritas Svizzera, Grégoire Praz. Secondo l'associazione, le cifre pubblicate oggi mostrano come la politica di prevenzione attuale, che incita a modificare i comportamenti individuali, sia sbagliata. "Mangiare una mela dopo pranzo fa bene alla salute, ma questo tipo di consigli non elimina le disparità sociali in ambito sanitario", afferma il co-autore dello studio, Carlo Knöpfel. La politica della salute da sola non riuscirà a risolvere il problema. Secondo Caritas, sono necessarie misure mirate anche nei campi della formazione, della fiscalità e della socialità. Senza questi provvedimenti sarà difficile ridurre le diseguaglianze esistenti. ATS
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