
Le organizzazioni padronali di due importanti rami industriali, quelli delle macchine e della chimica-farmaceutica, si schierano contro la strategia energetica 2050 del Consiglio federale: gli obiettivi fissati dal governo mettono in pericolo l'approvvigionamento elettrico del paese e la concorrenzialità delle esportazioni elvetiche, si legge in un comunicato odierno. Come sarà possibile compensare la corrente che non sarà più prodotta dal nucleare? La strategia della Confederazione non fornisce risposte soddisfacenti al riguardo, sostengono Swissmem (industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica) e Scienceindustries (chimica, farmaceutica, biotecnologie). Tanto più che sono da respingere ulteriori sovvenzioni per le energie rinnovabili, aggiungono. Le due associazioni affermano di parlare in rappresentanza di un ramo all'origine del 73% dell'export elvetico e che occupa circa 400'000 dipendenti. A loro avviso non ha senso inserire nella legge la proibizione degli impianti atomici di nuova generazione, visto che si parla di tecnologie oggi non ancora esistenti. Si tratta di un divieto non solo inutile, bensì anche sbagliato. ATS
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