
La strategia energetica 2050, che prevede l'uscita dal nucleare, divide gli animi. Se la Confederazione prevede che gli effetti negativi saranno tutto sommato limitati, Economiesuisse lancia il grido d'allarme: "Il PIL scenderà di almeno il 20% e la disoccupazione aumenterà di almeno il 3,5%!" Ipotesi basate su uno studio commissionato a Peter Egger, professore presso il Centro di ricerche congiunturali del Politecnico di Zurigo, il KOF per intenderci. Uno studio che presenta sostanziali differenze rispetto a quanto preventivato dal Consiglio federale. Secondo Egger, la Confederazione nei suoi studi parte dal principio che entro il 2050 esisteranno nuove tecnologie che permetteranno una maggiore efficienza energetica. Ma, sottolinea Egger, queste tecnologie sono ancora sconosciute. Basandosi invece su quelle attualmente esistenti, gli effetti della nuova politica energetica sarebbero devastanti. Lo studio, considerando la prevista introduzione di una tassa di 1140 franchi per tonnellata di CO2 emessa, illustra come il PIL pro capite reale potrebbe calare di oltre il 20% e, parallelamente, la disoccupazione aumenterebbe di almeno il 3,5%. "La strategia energetica 2050 si basa su ipotesi poco solide e pericolose per l'economia" ha dichiarato il presidente di Economiesuisse, Pascal Gentinetta. "Il progetto del Consiglio federale ci conduce in un vicolo cieco economico." Economiesuisse chiede quindi una revisione completa del progetto e, in tal senso, presenterà la proprie proposte ancora nel corso di quest'anno.
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