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Svizzera
Storia: morto Bergier; reazioni, se ne va un gran signore
Redazione
17 anni fa

Con Jean-François Bergier se ne va uno storico di grande caratura e una personalità d'eccezione: questo il tenore delle reazioni raccolte dall'ATS nel giorno della scomparsa dello studioso vodese. L'ex presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) Alfred Donath si dice profondamente rattristato. Bergier "era un gran, gran signore che ha sempre avuto il coraggio di dire la verità", ha detto Donath. I due avevano lavorato molto insieme, soprattutto per il rapporto del 1999 sull'operato della Svizzera nei confronti dei rifugiati: Bergier si era dimostrato di una "onestà scrupolosa" ed era poi nata un'amicizia. Lo storico è stato fortemente attaccato per aver mostrato l'immagine di una Svizzera non sempre splendente ed è stato anche accusato di essere ebreo, lui che era figlio di un pastore, ricorda Donath. L'ex presidente della FSCI (dal 2000 al 2008) aggiunge che Bergier era deluso perché il suo lavoro non era stato discusso a fondo come aveva sempre sperato. Anche Georg Kreis, membro allora della Commissione Bergier e oggi presidente della Commissione federale contro il razzismo, prova sentimenti di rispetto e riconoscimento nei confronti di Bergier. "Sebbene non fossimo sempre d'accordo, Bergier era un gran signore", spiega Kreis. Pure lo storico Mario König, che ha collaborato al rapporto finale, parla di un "gentleman", che a volte mostrava un certo distacco nei confronti dei giovani ricercatori, ma che ha difeso la commissione dalle critiche esterne a volte anche meschine. "Il fatto che la commissione sia stata diretta da un uomo della sua tempra è sicuramente servito", ha aggiunto. Un altro collaboratore scientifico della commissione, il ticinese Pablo Crivelli, sottolinea come Bergier sapesse "unire rigore scientifico a un'impressionante capacità di scrittura, frutto di una grande passione per la letteratura". "Non per niente alcuni capitoli del rapporto finale sono stati da lui completamente riscritti, proprio per questa esigenza di farsi capire, con un linguaggio comprensibile e non eccessivamente astratto", osserva lo storico. "Con lui scompare forse uno degli ultimi allievi del francese Fernand Braudel, al quale era molto legato", conclude Crivelli. ATS

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