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Iniziative
"STIG On The Road". Tornare a casa sola, ma in compagnia
© Shutterstock
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Ginevra Benzi
3 anni fa
L'associazione studentesca STIG dell'UNIGE ha creato un gruppo WhatsApp con l'obiettivo di offrire supporto e sicurezza alle donne che si sentono vulnerabili quando tornano a casa da sole la sera.

Tornare a casa da soli la sera, in particolare nelle grandi città, non è mai una sensazione piacevole. E se sei donna lo è ancora meno. Nelle ultime settimane il caso di Giulia Cecchettin ha fatto scattare molti campanelli d'allarme all’interno della società e in diversi si sono attivati con iniziative mirate ad aiutare, o almeno a supportare, chi si sente maggiormente vulnerabile. Una di queste è la STIG, un’associazione studentesca riconosciuta dall’Università di Ginevra, la cui missione principale è assistere gli studenti di lingua italiana (provenienti da Ticino, Grigioni e Italia) che studiano a Ginevra durante il loro percorso universitario. La settimana scorsa ha infatti creato il gruppo WhatsaApp “STIG On The Road”. Ticinonews ne ha parlato con Andreina Carenza, presidente dell’Associazione, per avere maggiori dettagli.

Tornare a casa sole, ma in compagnia

“La vicenda di Giulia ci ha fatto pensare più volte a come noi ragazze possiamo sentirci insicure, se non in pericolo, ogni volta che dobbiamo tornare a casa da sole dopo una serata in discoteca o passata a studiare da amici”, ci spiega Andreina. Gesti, ma anche versi, inappropriati “sono cose che sono capitate e continuano a capitare a qualunque donna nella vita, e sapere di non essere totalmente sole in momenti vulnerabili come la notte dà una sicurezza in più”. L’idea di creare “STIG On The Road” è anche nata dal fatto che a Ginevra gli studenti italofoni “si trovano spesso in difficoltà nel dover comunicare con le autorità; quindi, lo scopo è di dare un supporto in più, e questo arriva direttamente da altri studenti”. Con un semplice click si manda quindi la propria posizione sul gruppo, in modo che gli altri membri sappiano dove sei nel caso ti servisse aiuto, “così si ha la consapevolezza che qualcuno è lì con te, anche se non fisicamente, e questo dà già maggiore tranquillità”. Un lavoro che viene quindi svolto su tre fronti: “prevenzione, aiuto d’urgenza e sensibilizzazione”.

Molti riscontri in pochi giorni

Solo nei primi due giorni il riscontro è stato “decisamente positivo. La parola che ci siamo sentiti dire più spesso è stata ‘grazie per non averci lasciato sole’, oppure ‘quando torno a casa la sera mi sento più sicura’”. A Ginevra, ci dice sempre Andreina, le molestie sono purtroppo frequenti. “Non conosco una sola ragazza che non sia stata infastidita almeno una volta, anche solo verbalmente o con il classico fischiare. Il fatto che questa sia una grande città, perlopiù internazionale e al confine con la Francia, non aiuta la situazione, così come il continuare a ripetersi che ‘tanto è successo solo una volta’”. Il minimizzare il fatto non porta mai quindi a una denuncia, “ma in questo modo non si arriverà mai ad una soluzione concreta”.  

Studenti per gli studenti

Andreina ci ha poi spiegato che l’idea è nata, come detto, fra i membri del comitato “e anche se è solo un primo piccolo passo, ci sembrava importante fornire un servizio che potesse aiutare le ragazze almeno nel momento del bisogno, quando si tratta ad esempio di denunciare una molestia o un’aggressione in un luogo in cui non parlano la tua lingua madre”. Il comitato, ci tiene a sottolineare la presidente, “è inoltre estremamente paritario e anche i ragazzi che ne fanno parte si sono sentiti personalmente toccati dalla vicenda di Giulia. Tutti pensano che queste cose siano unicamente da donne, ma non è così. Ci sono ragazzi che hanno sorelle, quindi dire che è una questione che non li riguarda è sbagliato”.

Sguardo al futuro

La speranza dei membri dell’associazione studentesca è che questa loro iniziativa sia da esempio e che possa dare il via a progetti più grandi. “A livello universitario, a Losanna c’è ad esempio l’associazione degli studenti ticinesi ‘STOICA’, che ha deciso di sposare la nostra idea e di creare a sua volta un gruppo WhatsApp con lo stesso obiettivo". Con la loro presidente si ha in programma di allargare questo progetto. “Quello di cui avremmo bisogno sono professionisti che si mettano in contatto con noi per offrirci assistenza medica e psicologica in lingua italiana, perché i costi per una normale seduta da uno psicologo sono insostenibili per degli studenti, ma è ciò di cui ha necessariamente bisogno una ragazza che ha subito una violenza”, conclude Andreina.