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Svizzera
“Stiamo andando nella giusta direzione”
Keystone-ats
6 anni fa
È quanto ha affermato Patrick Mathys dell’Ufsp al punto stampa da Berna. La task force in un rapporto: “Da metà gennaio, il numero di casi confermati è calato del 20%”.

L’epidemia di coronavirus in Svizzera è stabile o leggermente in calo da metà gennaio. Lo indica un rapporto diffuso oggi dalla Task Force Covid-19 del Consiglio federale. A confermarlo è anche Patrick Mathys dell’Ufsp che ha aperto il punto stampa affermando di star andando nella direzione giusta “con cauto ottimismo”. Preoccupano, però, le varianti del virus: in particolare quella “inglese”, mentre finora non è stata trovato alcun caso di quella “brasiliana”. Per questo - sottolineano gli esperti - “le misure di protezione rimangono indispensabili.

Il numero di casi confermati negli ultimi 14 giorni è di 374 ogni 100 mila abitanti, precisano gli specialisti. Il tasso di positività desunto dai test per lo stesso periodo si è attestato all’11%. Sulla base dei casi confermati, la stima del tasso di riproduzione R è di 0,93 per tutta la Svizzera.

“Tendenza stabile o in calo”
Negli ultimi 14 giorni, una media di 310-380 pazienti affetti dal virus ha dovuto essere ricoverato in cure intense. Il numero di decessi giornalieri è oscillato tra 32 e 61. Da metà gennaio, il numero di casi confermati è calato del 20%, i ricoveri del 35% e i decessi del 17%. In tutte le sette grandi regioni della Svizzera, la tendenza è stabile o in calo, scrive ancora la Task Force.

“Varianti rappresentano il 10% dei casi”
Le varianti del virus provenienti dalla Gran Bretagna e dal Sudafrica sono state scoperte per la prima volta in Svizzera a metà dicembre. Da allora, sono stati rilevati sempre più casi riconducibili a tali mutazioni che si trasmettono molto più rapidamente da persona a persona. La scorsa settimana, queste varianti rappresentavano circa il 10% di tutti i casi. “Le varianti continuano a preoccuparci. Finora sono state rilevate 1’116 casi, di questi la metà sono della variante britannica, 26 della variante sudafrica e gli altri non possono essere identificati”, ha commentato Mathys. “La variante brasiliana ci preoccupa, ma fortunatamente non è ancora stata rilevata in Svizzera”, ha aggiunto.

“Entro marzo il 50% dei casi saranno varianti”
Sulle varianti, poi si è soffermato il presidente della task force scientifica nazionale Martin Ackermann che si è complimentato con la popolazione per il comportamento avuto durante le feste. “Le varianti sono molto contagiose. Entro marzo le varianti rappresenteranno circa il 50% dei casi”, ha sottolineato. Il numero di casi non segnalati di varianti, secondo il presidente della Task force, è “significativamente più alto”.

Strategia di vaccinazione
Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV), ha sottolineato l’importanza di rispettare la strategia di vaccinazione ma anche sottolineato che “la vaccinazione è una delle misure ma non annulla le altre misure protettive”. Il personale sanitario quindi deve dare la precedenza alle persone più vulnerabili che dovrebbero essere vaccinate per prime. Per quanto attiene alle donne incinte, Berger ha sottolineato che al momento non si raccomanda la vaccinazione, visto che gli studi eseguiti dai produttori sul vaccino hanno escluso questo gruppo di persone. Tuttavia, in casi singoli e motivati, è possibile procedere a un’immunizzazione. Ad ogni modo, le indicazioni potranno cambiare nei prossimi mesi quando si avranno maggiori dati sulle donne in stato interessante. “La vaccinazione non è raccomandata per mancanza di dati”, ha sottolineato. Al momento, sul nostro territorio ci sono 135 mila dosi di vaccino (500 mila quelle previste per gennaio). Da febbraio dovrebbero giungere in Svizzera un milione di dosi, se tutto va come previsto e col tempo il ritmo delle vaccinazioni dovrebbe aumentare. L’obiettivo del Consiglio federale è vaccinare la maggior parte della popolazione in Svizzera che desidera farlo entro l’estate.

Test di massa
Rudolf Hauri, presidente della Conferenza dei medici cantonali, ha elencato le sfide attuali. Il problema più grande “sono i ritardi nella consegna dei vaccini”. “Speriamo che qui ci sia un miglioramento il più presto possibile”. Per quanto riguarda i test afferma: “Stiamo discutendo l’utilità dei test di massa. Scuole, unità amministrative, fornitori di servizi e aziende con frequenti contatti con i clienti sono tra quelli considerati. Inoltre, stiamo discutendo sull’espansione dell’obbligo della mascherina”.

Riduzione quarantena?
“Ora abbiamo le varianti che sono più contagiose, per questo quarantena e isolamento vanno mantenute”, ha risposto Ackermann. Hauri afferma: “Siamo critici alla riduzione. Ma se si dovesse attuare un test al quinto o settimo giorno, potremmo valutare l’opzione”.

Altri vaccini in arrivo?
Nora Kronig, dell’Ufsp non commenta le trattative, anticipate dalla Nzz, in corso con altri produttori di vaccini Johnson&Johnson, o i problemi di fornitura di AstraZeneca, il vaccino che in teoria sarà approvato a breve. “Sono stati fatti accordi contrattuali, attualmente ci sono delle fluttuazioni”, afferma Kronig. Ma è ancora possibile vaccinare tutte le persone a rischio entro la fine di febbraio? Raggiungere gli obiettivi “dipende dalle consegne e da quanto la popolazione è disposta a farsi vaccinare”.

“La mobilità è un problema”
Secondo il presidente della Task Force la “mobilità è un problema”. La riduzione di quest’ultima quindi sarebbe “uno strumento importante per ridurre i contatti”. Sull’ipotetico divieto di mangiare in treno Mathys ha sottolineato che le persone che mangiano per molto tempo sui mezzi pubblici “sono un’eccezione e non la regola”.

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