
Negli scorsi giorni l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) e la Ipsos SA Svizzera hanno pubblicato uno studio in cui è emerso che su 2'800 profughi ucraini presenti in Svizzera, solo un terzo degli interpellati intende ritornare in Ucraina. Il 27% ha già dichiarato di non voler rientrare, mentre il 40% risulta indeciso. Si tratta, sottolinea il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, di cifre aleatorie. In un'interpellanza inoltrata al Consiglio federale sostiene infatti che "più passa il tempo – ed il Consiglio federale ha come noto prolungato la durata dello statuto S fino a marzo 2025 – meno saranno le persone intenzionate, anche dopo la cessazione del conflitto in Ucraina, a lasciare il nostro Paese, e soprattutto il suo generoso stato sociale, per rientrare in una nazione devastata dalla guerra, in cui lo stipendio medio nel 2021 risultava essere di 462,5 euro lordi, e che è comunque ben lontana dagli standard europei (malgrado le pretese di adesione all’UE)".
Rimpatri non spontanei?
Quadri ha poi evidenziato come nei mesi scorsi "un’inchiesta condotta in Germania indicava che circa la metà dei profughi ucraini non intendeva rientrare al paese d’origine a guerra finita. C’è quindi motivo di ritenere che, al decadere dello statuto S (e non si può escludere che la sua durata venga ulteriormente procrastinata) la maggioranza dei profughi ucraini non sarà intenzionata a rimpatriare spontaneamente". Per questo motivo il consigliere nazionale chiede al Consiglio federale:

