
Il Consiglio degli Stati ha deciso oggi, con 37 voti senza opposizioni e un'astensione, di prolungare per al massimo due anni, da febbraio 2014 a gennaio 2016, l'impegno dell'esercito svizzero per proteggere l'ambasciata elvetica nella capitale libica Tripoli. Il progetto, già adottato dal Consiglio nazionale, è pronto per la votazione finale nell'ultimo giorno della sessione. È la terza volta che il parlamento vota un prolungamento della missione delle forze armate, che si trovano sul posto dal gennaio 2012, ha ricordato a nome della commissione preparatoria Hans Hess (PLR/OW), sottolineando che la situazione di sicurezza in Libia non è migliorata. I costi, stimati a circa 1,935 milioni di franchi (senza i salari dei soldati), sono sostenibili, ha aggiunto Hess. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Didier Burkhalter ha insistito sul fatto che il Consiglio federale intende rinunciare a questo impegno militare non appena la situazione nel Paese nordafricano sarà migliorata. Due anni sono un periodo massimo, ha detto. La presenza di una missione diplomatica a Tripoli risponde a vari interessi svizzeri, condivisi da Hess e Burkhalter. In primo luogo la Libia è economicamente interessante in termini di approvvigionamento di petrolio. In secondo luogo, è importante per quanto concerne le migrazioni. Due terzi dei migranti provenienti dall'Africa passano dalla Libia, ha detto Burkhalter, facendo particolare riferimento ai drammi di Lampedusa (I). Infine la Svizzera intende cooperare con il Paese in ambito istituzionale. Si tratta in particolare di accompagnare la redazione di una nuova Costituzione, di riformare le forze di sicurezza e di migliorare le istituzioni mediche. Il personale dell'ambasciata elvetica non è un obiettivo specifico delle milizie che destabilizzano il Paese, ritiene il Consiglio federale. I rischi sono legati alla situazione generale, ha detto Burkhalter. Malgrado la polizia diplomatica istituita dalle autorità libiche, la sicurezza della missione elvetica non è garantita. Per assicurare la protezione del personale d'ambasciata in occasione della sua riapertura nell'ottobre 2011, prima di impiegare l'esercito, il Consiglio federale aveva fatto ricorso a mercenari della società privata Aegis. Una scelta che era stata severamente criticata dalle Commissioni della politica estera (CPE) delle due Camere.
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