
L'idea di armonizzare le pratiche cantonali in materia di aiuto sociale non ha avuto successo al Consiglio degli Stati. Con 27 voti contro 12, la maggioranza ha respinto una mozione che chiedeva l'introduzione di una legge quadro, nonostante questa fosse ampiamente sostenuta dal Nazionale. L'aiuto sociale funziona bene in Svizzera, ha sottolineato Christine Egerszegi (PLR/AG) a nome della commissione. Non occorre quindi ridurre l'autonomia dei comuni e dei cantoni sconfinando nelle loro competenze. Roland Eberle (UDC/TG) ha criticato il ricorso a una "protezione federale". A suo avviso, standard armonizzati rischierebbero di far esplodere gli oneri sociali. Diversi oratori hanno vantato i meriti del regime attuale, che permette alle autorità locali di rispondere al meglio ai bisogni delle persone indigenti. Una minoranza di sinistra ha contestato questa visione puramente federalista. Lo scopo non è di aumentare i mezzi destinati all'aiuto sociale, ma di meglio coordinare gli sforzi e di assicurare una migliore legittimità democratica, ha precisato Pascale Bruderer (PS/AG). Una legge quadro armonizzata consentirebbe di evitare doppioni e lacune, di ridurre le disparità tra i cantoni e di tener contro della crescente mobilità degli individui. Dovrebbe anche evitare che persone assistite rinuncino a un lavoro nel timore di vedersi soppresse le prestazioni. Le associazioni padronali e sindacali, la Conferenza dei direttori cantonali della opere sociali e l'Unione delle città svizzere sostengono l'idea di una legislazione federale, ha rilevato invano Liliane Maury Pasquier (PS/GE). La mozione si spinge troppo lontano, ha ricordato in aula il ministro dell'interno Alain Berset. Tuttavia il sistema dell'aiuto sociale solleva problematiche che meritano di essere esaminate, ha aggiunto, promettendo anche uno studio in materia. ATS
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