
L'idea di aumentare il numero di Consiglieri federali da sette a nove - tema caro al Ticino che al riguardo la presentato due iniziative cantonali - ha subito oggi una battuta d'arresto al Consiglio degli Stati. Contrariamente alle raccomandazioni della sua commissione preparatoria, per 25 voti a 13 i "senatori" hanno infatti archiviato questa parte della riforma dello Stato - che prevede anche la presidenza biennale della Confederazione - risalente al 2003. Il Nazionale aveva fatto altrettanto il 10 settembre scorso. "Con l'aumento dei ministri sarebbe possibile garantire la rappresentanza in seno all'esecutivo delle differenti regioni linguistiche", ha dichiarato Raphaël Comte (PLR/NE), citando l'assenza di rappresentanti dell'area italofona nella stanza dei bottoni. "Non si tratta soltanto di avere un ministro italofono in Governo, ma anche di valorizzare una cultura e di rafforzare i legami con una regione che si sente poco considerata a livello federale", ha spiegato il "senatore" di Neuchâtel. "Non è un caso - ha aggiunto - che il Canton Ticino si sia fatto promotore di un allargamento del Governo mediante due iniziative cantonali". Il "senatore" ticinese Fabio Abate (PLR) ha difeso la proposta della commissione di non archiviare questa parte della riforma dello Stato, affermando nel suo intervento che l'incremento dei Consiglieri federali permetterebbe di ripartire tra più persone la crescente mole di lavoro. "Pensiamo - ha precisato - all'importanza crescente della politica estera e delle energie che essa assorbe". ATS
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