
Ci sono tutti gli ingredienti di un thriller di fantapolitica nella storia rivelata oggi dal Tages Anzeiger: agenti segreti, insospettabili attaché diplomatici, il piano per rapire un oppositore politico per riportarlo in patria.
Non stiamo però parlando di un film che uscirà prossimamente nelle sale cinematografiche bensì di una vicenda realmente accaduta tra il 2016 e il 2017 a Zurigo. Stando a quanto rivelato dal Tagi nell’estate del 2016 alcuni funzionari dell’ambasciata turca a Berna avrebbero pianificato il rapimento di un uomo d’affari turco naturalizzato svizzero di mezza età, sospettato di avere legami con l’organizzazione di Fetullah Gülen, il predicatore oppositore del premier turco Recep Tayyip Erdogan.
I preparativi dell’operazione sono stati però documentati dal Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Le indagini hanno permesso di identificare Haci Mehemet G., un addetto stampa, e Hakan Kamil Y., segretario dell’ambasciata turca. I due, insieme ad altri 3 uomini non ancora identificati, avrebbero tentato di reclutare un conoscente dell’uomo d’affari. Gli ‘agenti turchi’, in apparenza legati al servizio segreto turco MIT, lo avrebbero incontrato tre volte nei pressi di un cimitero nella campagna zurighese (l’operazione è stata infatti chiamata “operazione cimitero” dal SIC) per tentare di convincerlo a drogare il 50enne uomo d’affari turco naturalizzato svizzero.
In occasione dell’ultimo incontro gli avrebbero offerto un’ingente somma di denaro, facendo leva sui suoi debiti e promettendogli vita senza preoccupazioni in Turchia. All'uomo era stata mostrata la bottiglietta di narcotico che avrebbe dovuto somministrare (la cosiddetta droga dello stupro). Dilaniato da sentimenti contrastanti l’uomo, padre di famiglia, non aveva ceduto facendo perdere le sue tracce. Nella primavera del 207, spiega il quotidiano zurighese, è stato infine contattato dal Ministero pubblico della Confederazione, che ha aperto un’inchiesta. Attualmente è sotto protezione, al pari dell’uomo d’affari nel mirino degli ‘agenti turchi’, e la questione è inevitabilmente diventata politica.
I due funzionari godono infatti dell’immunità diplomatica, che può essere revocata solo dalla Turchia. Uno scenario che appare decisamente improbabile, anche perchè entrambi hanno già lasciato la Svizzera. Lo scorso agosto G. è stato congedato dal suo incarico di addetto stampa.
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